Il Tirreno

Montecatini

Occupazione. I ritardi nel rientro dovuti alle cattive condizioni dei macchinari rimasti fermi troppo a lungo

Cdm, entro aprile altri 35 in fabbrica

Francesca Maltagliati
Lavoratori della Cdm al tempo della vertenza per salvare l’azienda
◗
Lavoratori della Cdm al tempo della vertenza per salvare l’azienda

Verso la fine della cassa integrazione per i lavoratori dello stabilimento di Castellare

2 MINUTI DI LETTURA





 PESCIA. Nel giro di pochi mesi torneranno tutti in fabbrica. In un periodo di forte crisi come quello attuale buone notizie arrivano proprio dal mondo del lavoro. Dovrebbero ripresentarsi al loro posto i 35 operai della Cdm che da oltre un anno sono in cassa integrazione.  «Già da tempo - spiega Irene Marabos, rappresentante della Cgil - abbiamo sottoscritto un accordo con la Rotocart (l'azienda che è subentrata al posto della Cdm) con cui quest'ultima si è impegnata a riassumere tutti gli operai. Per ora sono stati reinseriti in azienda 12 lavoratori, con contratti a tempo indeterminato e allo stesso livello che avevano raggiunto in precedenza. Entro aprile dovrebbero rientrare i 35 che ancora sono in cassa integrazione. Se ci sono stati dei ritardi è da imputare al fatto che alcuni macchinari non sono ancora utilizzabili perché danneggiati o deteriorati a causa del lungo stop subito, ma, una volta che questi problemi saranno risolti, tutti riavranno il loro posto di lavoro».  La Cdm è un'azienda di Castellare specializzata nel tissue converting, cioè nella lavorazione della carta per la produzione di prodotti igienici e per la casa (tovaglioli, fazzoletti, carta igienica, etc.). Lo stabilimento pesciatino faceva parte di un gruppo che comprendeva aziende anche nelle provincie di Lucca e Cuneo e che dava lavoro a ben 150 operai.  Poi, nella primavera del 2009, la decisione del proprietario del gruppo di vendere la maggioranza delle azioni a una società londinese, una Ltd che invece di ricapitalizzare il gruppo, sottrasse ingenti somme dai conti societari. Da qui seguirono il blocco dei finanziamenti da parte delle banche, il sequestro delle azioni da parte di un giudice e lo stop della produzione, con la conseguente cassa integrazione per i lavoratori. Oggi la speranza di tornare al lavoro si fa sempre più concreta grazie all'intervento di un'azienda veneta, la Rotocart, subentrata nella gestione degli stabilimenti alla Cdm per la quale è in corso la procedura di fallimento.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini