Sicurezza
«Il nostro ha dimostrato di funzionare, quello pistoiese meno»
Dai sindaci coro di no all'idea di unire i consorzi di bonifica
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Sopra un sopralluogo sugli argini con gli amministratori comunali e lintervento del Consorzio su un corso dacqua 2 MINUTI DI LETTURA
MONTECATINI. Unione dei Consorzi? No grazie. I sindaci della Valdinievole da noi interpellati valutano in maniera negativa la paventata ipotesi di accorpamento dei due Consorzi di bonifica presenti sul territorio provinciale: quello del Padule di Fucecchio in Valdinievole e quello dell'Ombrone-Bisenzio nella Piana Pistoiese. Ne esce un quadro piuttosto chiaro: i primi cittadini di Montecatini, Monsummano, Pescia, Chiesina e Ponte, quasi all'unisono, non si dimostrano convinti di una proposta che, già al suo nascere, aveva provocato titubanze e forti perplessità. Così Marco Borgioli, sindaco di Chiesina: «Innanzitutto dovremo vedere se saremo costretti dalla legge. La cosa certa è che, come dimostrato dalle cronache, il nostro Consorzio funziona, l'altro meno. Quando si uniscono in questo modo due realtà diverse sono molte le controindicazioni. Ma basandomi sui dati oggettivi l'opinione non può che essere negativa». Più cauto Giuseppe Bellandi, sindaco di Montecatini: «Non conosco il Consorzio Ombrone-Bisenzio, né le problematiche di quel territorio. Se accorpare significa unire le forze per "razionalizzare" personale e strutture l'idea è positiva, se significa "razionare", cioè diminuire mezzi, professionalità e soldi, la proposta mi lascia qualche dubbio. Il nostro Consorzio ha dato ottime risposte». Pier Luigi Galligani, primo cittadino di Ponte, fa una disamina tecnica: «Il problema dell'accorpamento è piuttosto articolato. Sarà necessario vedere e definire le competenze normative tra Consorzi, Ato e Genio Civile. L'unione è utile solo se vengono mantenute le specificità legate al bacino idrografico di ogni porzione di territorio. Fondamentale, poi, è non ridurre l'efficienza. Personalmente preferirei che il Consorzio del Padule rimanesse autonomo, sia per il raccordo con l'area di competenza sia per il modello organizzativo utilizzato». Dello stesso tenore Rinaldo Vanni, sindaco di Monsummano: «Si rischia che le azioni del Consorzio siano inficiate da un'unione che snatura la struttura stessa dell'ente. Il Consorzio è un valido interlocutore, se la riorganizzazione non tiene conto di questo aspetto è una cosa negativa». Chiude Roberta Marchi, sindaco di Pescia: «L'unione può andar bene solo se è dovuta alla necessità di razionalizzare, per rendere la struttura più snella e omogenea. Se i criteri sono altri, avremo un danno. Perché in Valdinievole servono uomini, personale specializzato che conosca storia e conformazione del territorio. E poi, lo sappiamo, ci sono Consorzi che vanno e quelli che non vanno».
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