Il Tirreno

Montecatini

Esule a Parigi con Longo, Di Vittorio e Amendola, aveva combattuto nella Resistenza francese

Addio all'eroe della libertà

Luigi Spinosi
Martino Marini in una recente foto
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Martino Marini in una recente foto

A 95 anni si è spento a Cozzile Martino Martini

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MASSA COZZILE. Una vita intensa, una vita che, riuscire a descrivere nelle poche righe di un articolo è impossibile. Una vita che ha attraversato la storia, anzi, che ha partecipato alla storia e ha contribuito a costruirla. È quella di Martino Martini, una vita che si è spenta pochi giorni fa a Cozzile. Qui Martini si era trasferito nel 2002, per trascorrere gli ultimi anni nel paese delle sue origini, nello stesso Comune dove era nato e che suo padre Francesco aveva guidato da sindaco per tanti anni, dalla Liberazione del 1944 sino al 1964.  I funerali si svolgeranno domani alle 15,30, con la partenza del feretro dalla sua abitazione in via Martini a Cozzile alla volta del cimitero del paese. Martini era nato a Massa Cozzile il 2 luglio del 1915, da una famiglia antifascista e di origine socialista.

Il padre Francesco sin da giovane si era iscritto al Partito Socialista Italiano, divulgandone gli ideali in Valdinievole e subendo la perseguesione fascista, che lo costrinse a riparare a Genova.  L'impegno di Martino Martini inizia da giovanissimo: nel 1936 si rifugiò in Francia per non partecipare alla guerre coloniali e qui si iscrive subito al Partito Comunista Francese. Nel Pcf gli stranieri erano organizzati nelle "Moi" (Mano d'Opera Immigrata) e, nella sezione di lingua italiana, In quel periodo collabora con Luigi Longo (il futuro segretario del Pci), Giuseppe Di Vittorio (storico segretario della Cgil) e Giovanni Amendola. Martini prese parte alle grandi manifestazioni a sostegno della Repubblica Spagnola e con l'invasione nazista della Francia iniziò a partecipare alla Resistenza. Insieme alla sua compagna Luise Grandjean (la sua futura moglie) fu arrestato e sottoposto alle torture della milizia fascista francese, ma non parlò mai. Uscito da carcere dopo alcuni mesi, entrò a far parte di un gruppo di élite della Resistenza del Pcf, i Francs Tirreurs Partisans, composto da stranieri (italiani, polacchi, armeni, ungheresi spagnoli, ebrei, rumeni). Martini fu responsabile dell'organizzazione della logistica del reparto medico, degli aspetti finanziari e dei nascondigli dove ospitare gli autori delle azioni partigiane. 

Il gruppo operò fino al 1944, provocando notevoli danni all'organizzazione nazifascista di Parigi, e fu smantellato e decimato dopo 229 azioni contro l'occupante, la più clamorosa dele quali fu l'aver giustiziato - il 28 settembre 1943 - il generale delle Ss Julius Ritter, responsabile dell'invio ai lavori forzati in Germania di centinaia di migliaia di francesi.  Martino Martini fu tra i pochissimi che riuscì a fuggire miracolosamente all'arresto: dei 30 membri del gruppo, chiamato Manouchian, ben 23 furono fucilati l'11 febbraio 1944. Martino Martini continuò a combattere in clandestinità, fino all'insurrezione e alla Liberazione di Parigi nell'agosto del 1944.  Da sempre sostenitore dell'unità tra le forze antifasciste, dopo la Liberazione ha cercato in ogni circostanza di collaborare con le forze socialiste e cattoliche progressiste. Aderì convinto ai successivi cambiamenti del Pci, passando al Pds, poi ai Ds fino all'odierno Partito Democratico, di cui è stato trai fondatori a Massa Cozzile. Dopo la guerra si trasferì a Genova, restando comunque sempre in contatto con la realtà massese, sino alla decisione di ritornare, otto anni fa, a Cozzile.  Con lui, come ricordano i figli Fernando a Martina, cui vanno le condoglianze della nostra redazione, «scompare uno degli ultimi di quella "generazione di ferro" che costruì e difese il Partito Comunista Italiano».

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