Il Tirreno

Montecatini

Terme, ex presidente a giudizio

Pietro Barghigiani
Un carabiniere dei Nas all’epoca dei prelievi di acqua alle Terme
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Un carabiniere dei Nas all’epoca dei prelievi di acqua alle Terme

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MONTECATINI. A distanza di oltre cinque anni dall'avvio dell'inchiesta approda in tribunale la vicenda delle fonti estinte e delle acque miscelate denunciata dall'allora socio privato delle terme. Il gip ha rinviato a giudizio per truffa contrattuale e frode in commercio l'ex presidente del consiglio di amministrazione delle Terme, Giorgio Rumi. 

Si tratta di un'imputazione coatta decisa dal gip dopo la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura della Repubblica.  L'accusa nei confronti del manager si basa sul ruolo avuto in qualità di presidente della società che nei primi anni Duemila preparò il bando per la privatizzazione delle terme.  

L'accusatore.
A presentarsi in Procura fu, alla fine del 2005, l'imprenditore ascolano Felice Santarelli al culmine di una serie di dissapori con la proprietà pubblica.  Ai magistrati disse di aver scoperto che le sorgenti funzionanti erano quattro e non sette e che al momento della privatizzazione la consistenza idrica del patrimonio termale non sarebbe stata illustrata a dovere.  Una situazione che, secondo Santarelli, aveva pregiudicato i suoi investimenti prospettando una realtà diversa a livello di asset societari rispetto a quella poi riscontrata durante la gestione.  

Le fonti contestate.
Secondo i carabinieri del Nas di Firenze, a cui la Procura delegà le indagini, i curisti per anni avrebbero creduto di bere l'acqua delle fonti Giulia, Tamerici e Torretta che, in realtà, non sarebbero più state in grado di funzionare.  L'acqua sarebbe stata sostituita con la miscelazione di altre sorgenti.  La Torretta sarebbe stata ottenuta con la miscelazione di Leopoldina e Tettuccio, la Tamerici sarebbe la Leopoldina e la Giulia altro non sarebbe che la Rinfresco.  Per Santarelli le sorgenti Torretta, Giulia e Tamerici erano estinte da tempo, pur avendo ricevuto puntuali autorizzazioni amministrative e sanitarie ed essendo state, in passato, somministrate alla clientela termale. A suo dire le uniche "vere" erano Leopoldine, Rinfresco, Regina e Tettuccio.  Nella sua tesi di parte lesa Santarelli si basa sul ragionamento secondo il quale nel momento in cui la proprietà ha privatizzato le terme su sette fonti prospettate nel patrimonio come funzionanti avrebbe omesso di rendere pubblica l'essiccazione di tre sorgenti. 

La difesa. All'epoca l'Immobiliare reagì alle accuse dell'imprenditori sostenendo che «l'ipotesi della truffa contrattuale è del tutto priva di fondamento così come quella di avere dolosamente occultato la sostanziale estinzione di alcune fonti termali. Le società che hanno partecipato alla procedura di privatizzazione hanno avuto la possibilità di effettuare tutte le verifiche e gli accertamenti ritenuti necessari e di ciò si dà atto in modo esplicito nel contratto di affitto di ramo d'azienda sottoscritto il 30 aprile 2002». Se ne riparlerà in tribunale a Monsummano.

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