Attenzione
Petro il giramondo adottato dalla città dove è finito per caso
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PESCIA. Chi vive e lavora in piazza lo conosce bene. Lui se ne sta sempre lì, a suonare il suo flauto o a chiacchierare con Mario. Non nega mai un sorriso a nessuno ed è il primo a dare il buongiorno a chi di fretta si reca in ufficio o a fare la spesa. Viene da chiedersi chi gliela dà tanta allegria, visto che, molte cose, a differenza di tanti, non ce l'ha. Eppure a lui sembra non mancar niente e di sicuro a qualcuno qualche lezione potrebbe darla, perché la vita sa prenderla così come viene. Lui si chiama Pietro, in arte Petro, ha 38 anni e in molti lo definirebbero un barbone. Di sicuro se lo chiami così lui non si offende, ma sarebbe più giusto chiamarlo giramondo, o vagabondo, come lui stesso si definisce. Prima di sbarcare a Pescia (ormai la sua città da anni) ha girato in lungo e in largo alla ricerca di quel qualcosa che casa sua non riusciva a dargli. Fino a circa una decina di anni fa, Petro viveva in provincia di Novara, sul Lago d'Orta. Era un metalmeccanico, tornitore per la precisione, lavoro che ha svolto a lungo, ma ha fatto anche il saldatore, il fresatore, ha lavorato alla raccolta delle olive, delle mele e dell'uva. Un giorno però qualcosa è cambiato. «Una mattina - racconta - mi è scattato qualcosa in testa. In quel periodo lavoravo a Bagnolo, in provincia di Reggio Emilia. Facevo sempre il metalmeccanico. Mi son detto che non potevo andar avanti così». E così, zaino in spalla, se ne è andato e si è messo a fare il vagabondo. Dalla Spagna fino a Napoli, con una capatina a Pescara, dove ha incontrato Mario, il suo migliore amico, uno splendido cane meticcio. «Era un cucciolo - continua Petro - ed era stato abbandonato vicino alla spazzatura nella zona della stazione. Così l'ho preso con me». Da allora i due sono inseparabili e quando Petro si allontana un attimo, magari per un caffè al bar, Mario si mette ad abbaiare instancabilmente fino a quando il padrone non torna, anche se Petro non ama certo definirsi così: «Il padrone è lui, non io». A Pescia i due ci sono finiti per caso: «Eravamo sul treno che va da Lucca a Prato, quando il controllore ci ha beccato senza biglietto e ci ha fatto scendere alla stazione di Pescia». E così di questa città Petro si è innamorato: «Si dice che i pesciatini siano un po' restii, invece io sono stato accolto benissimo. Ho conosciuto tanta gente e ho trovato più calore qui di quanto ne avessi a casa mia». I due hanno infatti incontrato una persona dall'animo generoso che gli ha regalato una vecchia roulotte, che oggi è diventata la sua casa. Il Comune ha deciso di fare la sua parte concedendogli acqua e luce gratuiti. La casa di riposo San Domenico gli dà la possibilità di andare a farsi una doccia quando vuole. Il resto viene dalla gente che oramai conosce bene i due e che non nega loro un aiuto, quando possibile. Quando passa, tutti lo salutano e si fermano a far due chiacchiere con lui e a far due feste a Mario. Forse perché possiede una cortesia rara e quel modo di fare di chi non vuol farti pesare la propria condizione. «L'unica cosa che non sopporto - chiude - sono le ingiustizie. Io rispetto tutti, purché rispettino me, ma soprattutto il mio cane».
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