Sicurezza
Calzature, la qualità ora paga
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Linterno di un calzaturificio: segnali di ripresa del settore Confermati i dati Anci che indicano una ripresa
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MONSUMMANO. Anche sul nostro territorio la produzione di calzature medio-fine risulta in graduale ripresa, a scapito della concorrenza cinese e di altri paesi che realizzano scarpe a prezzi bassi ma di scarsa qualità. Lo confermano alcuni imprenditori di Monsummano e dintorni, commentando una nota trasmessa dall'Anci. «Abbiamo svoltato, ma non sappiamo quanto in alto riusciremo ad andare», sostiene Vito Artioli, presidente di Anci, Associazione nazionale valzaturifici italiani, sintetizzando l'andamento che emerge dagli ultimi dati economici diffusi dall'ufficio studi dell'associazione relativi ai primi nove mesi dell'anno. Così, anche nella nostra zona, emergono dati positivi. Anche se, sostanzialmente, i grossi problemi da risolvere restano quello relativo all'occupazione in calo e quello della depressione dei consumi interni. «Fino a poco tempo fa - raccontano alcuni titolari di aziende - la Cina faceva più paura, così come la Spagna. La qualità, però, alla lunga paga. Le aziende che sono sopravvissute nonostante tutto e a fronte di fatiche enormi adesso stanno raccogliendo pochi ma importanti frutti, incrementando gli ordini e le commesse, soprattutto nei paesi mitteleuropei». Stando all'Anci, «il dato migliore viene proprio dalla produzione dei primi 9 mesi 2010. Relativamente al campione oggetto di indagine la produzione calzaturiera ha fatto registrare un incremento moderato dei volumi realizzati (+1,1%) ma una crescita più sostenuta in valore, con un aumento di circa il 2,5% rispetto all'analogo periodo del 2009. I prezzi si sono quindi mantenuti su una dinamica contenuta di aumento con una crescita dell'1% sul mercato interno e di quasi il doppio (+1,9%) sui mercati esteri. Risultati incoraggianti dunque, ma quanto sono generalizzati? La distribuzione delle imprese intervistate in base agli incrementi/decrementi nei volumi prodotti è rimasta pressoché invariata rispetto a quanto rilevato nel primo semestre: poco più della metà degli operatori (51%) ha indicato un aumento della produzione e per il 15,3% tale aumento è risultato superiore al 10%; sono invece circa il 14% le aziende del campione che chiuderanno il 2010 sugli stessi livelli dell'anno precedente. «La conferma che stiamo assistendo ad un consolidamento della ripresa - prosegue il presidente Artioli - viene proprio dai dati del commercio estero perché dopo l'andamento decisamente insoddisfacente del primo trimestre (-0,9% in valore), secondo e terzo trimestre hanno evidenziato incrementi tendenziali rilevanti (entrambi nell'ordine del +19%). Non possiamo evidentemente dimenticare che si tratta di un risultato che ci colloca ancora al di sotto dei livelli del 2008, ma il recupero è stato registrato anche per merito dell'attività promozionale intensa che sia a livello associativo sia a livello di singola impresa è stata fatta».
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