La manifestazione
Dal 1º gennaio in applicazione l’accordo siglato in Provincia. Delocalizzazione in Tunisia
In 35 a casa per tutto l'anno
David Meccoli
◗
Michele Gargini, sindacalista della CgilCassa integrazione a zero ore per i dipendenti della Balducci
2 MINUTI DI LETTURA
PIEVE. Trentacinque lavoratori in cassa integrazione per un'azienda che saluta in maniera ormai (quasi) definitiva il made in Italy. La Balducci, che dal 1934 produce calzature di qualità per bambini, taglia drasticamente il personale (sono un 'ottantina i dipendenti, tra operai, magazzinieri, impiegati e commessi del punto vendita) e delocalizza la produzione in Tunisia (e in parte in Cina). E per i 35 il futuro non è roseo: «Non sono ottimista, ma a fine 2011 faremo il punto per evitare il maggior numero di esuberi», dice Michele Gargini, Cgil. Via posta. La comunicazione dell'azienda ai lavoratori è arrivata per raccomandata che, facendo riferimento a un accordo siglato in Provincia a dicembre, avvisa della sospensione del rapporto di lavoro a zero ore con accesso alla cassa integrazione straordinaria a partire dal 1º gennaio. Delocalizzati. Già da tempo la produzione era stata progressivamente spostata prima in Bosnia e ora in Nord Africa (e in parte in Cina). A Pieve sono rimasti in funzione il magazzino, gli uffici amministrativi e il negozio di vendita diretta. Che, anzi, pare si stia allargando: «Nell'accordo c'è l'impegno a valorizzare la rete di vendita anche con azioni di marketing», dice Gargini. Made in Tunisia. Pochissimo, invece, il lavoro per gli operai, chiamati solo a intervenire sui prototipi e sulle rifiniture post-produzione. In Tunisia sarebbero stati portati anche diversi macchinari («Una manovia è rimasta, ma viene tenuta spenta», spiega Gargini) e alcuni dipendenti sono stati addirittura sul posto a insegnare il mestiere. «Alla fine, invece che un levriero, sul marchio troveremo un cammello», commenta, sconsolato, un lavoratore. Futuro nero. «L'azienda - dice Gargini - ha voluto alleggerire la parte produttiva, seguendo un trend purtroppo diffuso nel settore tessile e calzaturiero. A causa di perdita di competitività, avrebbe voluto procedere fin da subito al taglio del personale, ma con il tampone della cassa integrazione abbiamo almeno preso un anno di tempo. Poi, a fine 2011, valuteremo l'eventuale procedura di mobilità o se esistono i margini per diverse soluzioni. La situazione, comunque, non è per niente positiva e non ci possiamo aspettare una soluzione a costo zero per i lavoratori, salvo inaspettate riprese del mercato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
