Italia
Dopo la sentenza penale e il licenziamento arriva la Corte dei conti. Acquistarono la casa dei fuggitivi
Condannati a risarcire i carabinieri
Pietro Barghigiani
Ex cancellieri favorirono due latitanti: devono pagare i costi delle ricerche
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MONTECATINI. Avevano svelato a una coppia in procinto di venire arrestata dell'ordinanza di custodia cautelare nei loro confronti. In quel modo, violando i doveri d'ufficio nel ruolo di dipendenti della cancelleria del tribunale di Pistoia, avevano favorito la fuga all'estero dei due. La coppia inseguita dal mandato di arresto aveva, quindi, liberato un'abitazione, prossima a finire all'asta, intestata al fratello della donna di cui poi gli impiegati erano diventati proprietari pagandola un prezzo inferiore rispetto a quello fissato dal giudice.
La sentenza. Dopo la condanna in primo grado per favoreggiamento, la conferma in Appello e il provvedimento disciplinare del licenziamento, per i coniugi Giuseppe Ercolini e Palma Dragone arriva ora la sentenza della Corte dei conti. La magistratura contabile chiede agli ex dipendenti dell'amministrazione della giustizia di risarcire in solido con 11mila 250 euro il ministero della Difesa. Motivo? Sono i costi sostenuti dai carabinieri della Compagnia di Montecatini e della stazione di Buggiano per le ricerche dei due latitanti durate circa un anno e mezzo.
Una fuga propiziata dalla coppia che, accedendo al registro generale del tribunale, aveva saputo in anticipo del provvedimento restrittivo emesso dalla magistratura. La Procura della Corte dei conti chiedeva una condanna a 45mila euro considerando il periodo definito dall'ordinanza di custodia cautelare emessa il 27 novembre 2002 al 5 dicembre 2008, giorno della rendicontazione dei carabinieri sulle spese dovute per le ricerche.
La corte è stata di diverso avviso e ha considerato solo il periodo dal 27 novembre 2002 al 27 maggio 2004, giorno del rinvio a giudizio della coppia nella cui ordinanza si fa menzione dello stato di latitanti. Dopo quella data, insomma, i carabinieri avrebbero svolto sì ricerche, ma non specifiche sui due e, comunque, nell'ambito di un controllo di routine del territorio. La storia. Siamo fine del 2002 quando Dragone, operatrice B3 e il marito, Ercolini, cancellerie C1 del tribunale di Pistoia, sono interessati all'acquisto di una casa in via Pascoli a Buggiano.
L'immobile è all'asta e il giudice ha fissato una base di 132mila euro. Il problema è che l'edificio è occupato da Serena Landucci e dal compagno Giuseppe Cozzolino, i due prossimi all'arresto (lui in carcere e lei ai domiciliari) per una storia di droga. Avvertire i due della misura cautelare avrebbe significato liberare l'abitazione, intestata al fratello della donna. E così, secondo l'accusa, Ercolini e Dragone iniziano a verificare sul Re.Ge. quali sono i provvedimenti a carico della coppia di Buggiano.
Si legge nella sentenza della Corte dei conti a proposito dei cancellieri: «In cambio avrebbero ottenuto dai pregiudicati la vendita a trattativa privata (con estinzione anticipata del debito nei confronti anche dei creditori pignoranti) della casa in cui questi ultimi abitavano (di proprietà del fratello della latitante Landucci), che sapevano - per ragioni del loro ufficio - essere stata assoggettata a procedura esecutiva con prefissata vendita all'asta». E li avvertono dell'ordinanza di arresto per poter acquistare l'immobile senza problemi e con lo sconto.
La sentenza. Dopo la condanna in primo grado per favoreggiamento, la conferma in Appello e il provvedimento disciplinare del licenziamento, per i coniugi Giuseppe Ercolini e Palma Dragone arriva ora la sentenza della Corte dei conti. La magistratura contabile chiede agli ex dipendenti dell'amministrazione della giustizia di risarcire in solido con 11mila 250 euro il ministero della Difesa. Motivo? Sono i costi sostenuti dai carabinieri della Compagnia di Montecatini e della stazione di Buggiano per le ricerche dei due latitanti durate circa un anno e mezzo.
Una fuga propiziata dalla coppia che, accedendo al registro generale del tribunale, aveva saputo in anticipo del provvedimento restrittivo emesso dalla magistratura. La Procura della Corte dei conti chiedeva una condanna a 45mila euro considerando il periodo definito dall'ordinanza di custodia cautelare emessa il 27 novembre 2002 al 5 dicembre 2008, giorno della rendicontazione dei carabinieri sulle spese dovute per le ricerche.
La corte è stata di diverso avviso e ha considerato solo il periodo dal 27 novembre 2002 al 27 maggio 2004, giorno del rinvio a giudizio della coppia nella cui ordinanza si fa menzione dello stato di latitanti. Dopo quella data, insomma, i carabinieri avrebbero svolto sì ricerche, ma non specifiche sui due e, comunque, nell'ambito di un controllo di routine del territorio. La storia. Siamo fine del 2002 quando Dragone, operatrice B3 e il marito, Ercolini, cancellerie C1 del tribunale di Pistoia, sono interessati all'acquisto di una casa in via Pascoli a Buggiano.
L'immobile è all'asta e il giudice ha fissato una base di 132mila euro. Il problema è che l'edificio è occupato da Serena Landucci e dal compagno Giuseppe Cozzolino, i due prossimi all'arresto (lui in carcere e lei ai domiciliari) per una storia di droga. Avvertire i due della misura cautelare avrebbe significato liberare l'abitazione, intestata al fratello della donna. E così, secondo l'accusa, Ercolini e Dragone iniziano a verificare sul Re.Ge. quali sono i provvedimenti a carico della coppia di Buggiano.
Si legge nella sentenza della Corte dei conti a proposito dei cancellieri: «In cambio avrebbero ottenuto dai pregiudicati la vendita a trattativa privata (con estinzione anticipata del debito nei confronti anche dei creditori pignoranti) della casa in cui questi ultimi abitavano (di proprietà del fratello della latitante Landucci), che sapevano - per ragioni del loro ufficio - essere stata assoggettata a procedura esecutiva con prefissata vendita all'asta». E li avvertono dell'ordinanza di arresto per poter acquistare l'immobile senza problemi e con lo sconto.
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