Il Tirreno

Montecatini

Sesso in servizio: patteggiano

Pietro Barghigiani
Il palazzo comunale di Monsummano
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Il palazzo comunale di Monsummano

Un anno e 4 mesi all'ispettore dei vigili, 10 mesi alla donna

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 MONSUMMANO. Dall'arresto al patteggiamento in appena tre mesi. Tempi insoliti per la giustizia quelli che hanno accompagnato la vicenda processuale degli amanti che timbravano in cartellino in Comune e poi si incontravano in un hotel di Serravalle Pistoiese. È la storia dell'ispettore dei vigili urbani, ora in pensione, e dell'impiegata dell'ufficio contravvenzioni, sempre in servizio, accusati di truffa aggravata e continuata in concorso.  Davanti al gip Matteo Zanobini l'ex ispettore di 62 anni, monsummanese, difeso dagli avvocati Gianfranco Tiengo e Giuseppe Modaro, ha patteggiato un anno e 4 mesi, mentre la donna, di 54 anni, anche lei di Monsummano, assistita dall'avvocato Laura Rinaldi, ha definito la sua posizione con 10 mesi di pena. A entrambi (sono state omesse le generalità per la delicatezza delle circostanze) è stata concessa la sospensione condizionale.  L'incensuratezza degli imputati e il risarcimento, anche se con quote diverse, di circa 10mila euro al Comune, versato dalla coppia, ha contribuito a chiudere senza ulteriori lungaggini il procedimento penale iniziato con le misure cautelari emessi dalla magistratura il 29 settembre: arresti domiciliari per lui, obbligo di dimora per l'impiegata.  La scelta del risarcimento è servita a dimostrare da un lato la collaborazione, peraltro mai negata fin dal primo momento dagli indagati, e dall'altro ad anticipare in solido un'eventuale richiesta di risarcimento danni della Corte dei conti. Alla somma gli inquirenti sono arrivati conteggiando le ore in cui i due amanti figuravano in ufficio dopo aver timbrato il cartellino anche se poi si davano appuntamento nell'hotel, a volte raggiunto anche con auto del Comune.  Per gli investigatori sarebbero stati almeno un centinaio gli allontanamenti in orario di servizio addebitati all'uomo. Una ventina quelli imputati alla donna. A far partire le indagini furono alcune lettere anonime nelle quali venivano ricostruiti con precisione gli allontanamenti dei due colleghi dal posto di lavoro. Veleni interni al corpo della polizia municipale capaci di accendere una miccia e far esplodere il caso. L'autore o gli autori, sicuri di quanto riportato nella denuncia, hanno solo aspettato il bòtto. Secondo gli investigatori i rendez-vous amorosi sarebbero risaliti almeno al 2005. Verificando le presenze formali in ufficio con quelle reali nell'albergo di Serravalle dove si consumavano i rapporti, i carabinieri scoprirono lampanti sovrapposizioni in orario di lavoro. Un'ubiquità indotta più dai piaceri della carne che dai miracoli.

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