Il Tirreno

Montecatini

Ennesimo episodio in via Roma: scoppia la protesta dei residenti per la mancanza di sicurezza

«Inascoltate da anni le nostre proteste»

Uno stemma trovato tra i resti dell’auto
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Uno stemma trovato tra i resti dell’auto

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 PONTE BUGGIANESE. Rabbia e dolore: questi i due sentimenti, palpabili, che si avvertono tra gli abitanti di via Roma, e in particolare del tratto teatro dell'incidente. Il dolore è facilmente comprensibile, ma anche la rabbia trova una sua logica spiegazione. Sta proprio in quel lungo rettilineo, che porta in tanti a premere più del dovuto sull'accelleratore e gli abitanti a vivere con la paura, anche per andare semplicemente a buttare la spazzatura.  «Avevamo costruito questo muro - spiega Federica Puccini, che vive nella villetta contro la quale è andato a picchiare Leonardo - proprio per proteggerci, perché più di una volta ci siamo ritrovati delle auto in giardino. Chissà, forse se non lo avessimo fatto quel ragazzo sarebbe ancora vivo, ma non è possibile mandare nostro figlio nel nostro giardino avendo paura che succeda qualcosa. E lo stesso, se ci fossimo trovati al di qua del muro al momento dell'incidente, saremmo stati investiti dai pezzi dell'automobile». Frammenti di metallo e plastica che, come proiettili, hanno scavalcato il muro.  Nel mirino Comune e Provincia, cui viene rimproverato di non far nulla per rendere più sicura la strada, nonostante le continue proteste. «Più volte siamo andati a lamentarci dal sindaco - continua la donna - ma ci si è limitati ad abbassare il limite da 90 a 70 chilometri, ma è un provvedimento inutile se non si fanno controlli, e i vigili si son visti due, tre volte al massimo. Ci era stato promesso un autovelox fisso, invece...».  Dossi artificiali, modifiche del tracciato, sono altri suggerimenti che raccogliamo dal vicinato per cercare di ridurre le alte velocità, che non sono solo delle auto, ma anche dei tir che percorrono questa strada (e bastano un paio di minuti di osservazione per rendersi conto di quanto siano motivate le proteste). Mezzi pesanti che vanno a velocità altissime, «facendo tremare i muri e un gran baccano, al punto che non riusciamo nemmeno a sentire la tv dentro casa», come spiega un altro abitante, Piero Paolini.  Uscire a piedi poi è un'impresa da Indiana Jones, vista l'assenza di banchine sicure per i pedoni, e le proteste proseguono, tra racconti di incidenti ed episodi di corse notturne, fino a un appello disperato: «Noi ci siamo stancati, ora vogliamo risposte». L.S.

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