Il Tirreno

Montecatini

I Comuni dichiarano guerra ai piccioni

Luca Signorini
I Comuni dichiarano guerra ai piccioni

Firmato un protocollo d'intesa per gestire insieme la lotta al volatile

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MONSUMMANO. Ora contro i colombi di città (columba livia forma domestica, in parole povere i piccioni) si muovono a pieno regime le amministrazioni. Parte da quella provinciale (responsabile delle direttive, come fissato da una legge del 1992) l'idea di un accordo generale (sottoscritto da tutti i Comuni della Valdinievole tranne Marliana) "per la gestione degli impatti causati" da questo volatile.

Si contano tre tipi di problemi: i danni all'agricoltura, i malesseri igienico-sanitari e i danni al patrimonio immobiliare. Le colture più a rischio (secondo l'Arsia, l'agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione del settore agricolo e forestale) sono lo spinacio, il pisello, il trifoglio, la soia, il mais, il girasole e la colza. Il colombo infatti, che in zone urbane ha un'alimentazione povera di minerali e vitamine, si sposta nelle campagne per cibarsi di foglie e gemme, così da integrare il rancio giornaliero.

Portatori di oltre 60 malattie, i piccioni contaminano l'ambiente (e l'uomo) non necessariamente con un contatto diretto: vento, aspiratori e ventilatori possono trasportare la polvere infetta in tutti i luoghi di una città, contaminando allo stesso tempo oggetti che sono a stretto contatto con l'uomo (ad esempio la biancheria). Con la colomba di città, inoltre, c'è da registrare la presenza dei loro ectoparassiti, come pulci, acari, zecche e cimici. Ma ad avere la peggio sono gli edifici e i monumenti sul territorio. Il guano dei piccioni provoca la corrosione delle strutture e un forte degrado cittadino.
Strade, piazze, edifici: niente sfugge all'involontaria azione dei piccioni. Una combinazione di un'azione meccanica, chimica e microbiologica, danneggia soprattutto i materiali lapidei (il marmo in particolare). Accanto all'erosione diffusa, si allargano le fessure presenti e si assiste ad un principio di sbriciolamento del marmo. In più, gli agenti atmosferici accelerano quest'azione corrosiva.
Comuni, Provincia, Usl 3, Atc Pistoia 16 e Istituto Superiore di prevenzione e ricerca ambientale, si impegnano in una serie di attività coordinate sul territorio con lo scopo di ridurre il numero dei piccioni. Verranno censite le specie, analizzati i capi (attraverso le feci) e studiati i metodi di limitazione dei piccioni. Due i piani di intervento. In area urbana: eliminazione dei siti di nidificazione, eliminazione del foraggiamento artificiale e controllo numerico delle popolazioni. E in area agricola: allontanamento meccanico (posa di reti, protezione alle finestre), collocazione di dissuasori ottici (palloni gonfiabili a elio rivestiti da vele di nylon simili ad un aquilone) e dissuasori acustici (spari a salve, lancio di petardi e cannoncini a gas propano).

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