Il Tirreno

Montecatini

L’opera, di autore ignoto, è il simbolo del nuovo museo nella pieve di San Pietro a Montecatini Alto

Arte, torna alla luce un antico affresco del '300

Luca Signorini
Il sindaco Giuseppe Bellandi davanti all’affresco restaurato
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Il sindaco Giuseppe Bellandi davanti all’affresco restaurato

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MONTECATINI ALTO. Di autore ignoto, l'affresco appena restaurato campeggia al centro di una grande parete, tra statue lignee e paramenti sacri. È il simbolo del museo nella pieve di San Pietro, a Montecatini Alto. Due salette ristrutturate dense di "tesori" religiosi. E proprio per Santa Barbara, patrona della città, ecco la nuova vita.  Grazie all'impegno dei fedeli, della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e di don Angelo, parroco del castello, il borgo, oltre alla sua chiesa, ha una piccola sala espositiva. Tappa da non perdere per turisti e viaggiatori.  Largo sette metri, il dipinto risale alla seconda metà del '300. Ritrae Dio Padre al centro di una mandorla e i santi, a destra gli uomini, a sinistra le donne.

Poi gli angeli (che non hanno sesso), volteggiano sopra e sotto il Signore. Si nota la Madonna, che imperiosa si rivela tra le presenze femminili. L'opera proviene dalla chiesa del Convento Agostiniano, di fianco al ricovero di Montecatini Alto. Distrutta all'inizio del '900, tra le macerie conservava il dipinto che studiosi ed esperti hanno recuperato negli anni '30 del secolo scorso. Scomposto e fissato sul gesso, l'affresco è stato studiato. Ora il restauro consente una nuova "leggibilità" di finiture e pennellate; consente uno studio più approfondito. «È un'emozione trovarmi qui davanti all'opera - ha detto il sindaco Giuseppe Bellandi, presente all'inaugurazione - il nostro dovere è conservare e tramandare il ricco patrimonio artistico e culturale che ci appartiene. E l'emozione è doppia, perché proprio per Santa Barbara commemoriamo un altro pezzo di storia. E che questa festa sia un nuovo inizio per Montecatini».

Accanto al primo cittadino anche il vescovo, Giovanni De Vivo, don Angelo e numerosi parrocchiani. L'adorno spazio, a cui si accede dalla navata sinistra della pieve, mostra quadri e tuniche.  In progetto, nel futuro prossimo, c'è anche l'apertura di un'ulteriore sala. Vanto di una comunità, quella del Castello, unita intorno alla propria chiesa. Perché la vita dell'affresco è la vita del museo.  Nato ai primi del '900, chiuso negli anni '80 e ora di nuovo realtà. E Santa Barbara, la protettrice, vive una doppia commemorazione. Il dipinto e il museo. La banda, gli alpini e i banchetti di "Allegria e mercanzia al Castello", dove l'artigianato natalizio e i cavallini di Babbo Natale uniscono tradizione, storia e cultura.

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