Anno nero per l'artigianato Nei primi sei mesi del 2010 hanno chiuso 43 imprese
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Nel 2010 tante saracinesche si sono abbassate in modo definitivo Saldo drammaticamente negativo a fronte delle 21 nuove attività A risentirne di più sono l'edilizia, il manifatturiero e i trasporti
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PESCIA. La crisi c'è, eccome. E non risparmia nessuno. Soffrono le grandi imprese e così assistiamo al proliferare di lavoratori in cassa integrazione. Vengono tagliati posti di lavoro all'interno della pubblica amministrazione, oramai non più una garanzia di stabilità. E adesso anche lo zoccolo duro della nostra economia italiana, la piccola impresa, rischia di soffocare. Gli artigiani non ce la fanno più e qui, in Valdinievole, sono i numeri a dirlo. I dati infocamere della Cna, mostrano scenari preoccupanti in tutta la provincia, e la città di Pescia è una di quelle in cui l'artigianato sta soffrendo di più. «La crisi, a livello mondiale - dice il responsabile dell'area Valdinievole della Cna Roberto Pellegrini - è partita nel 2008, ma qui ha cominciato a far vedere i suoi effetti soprattutto quest'anno. Le aziende artigiane sono in difficoltà e ci aspettiamo un peggioramento». Nei primi nove mesi del 2008 a Pescia sono nate 51 nuove ditte, mentre ne sono cessate 53, con un saldo negativo di -2. Nel 2009 la situazione è più o meno la stessa. Da gennaio a settembre alla camera di commercio si sono iscritte 46 nuove attività, e 49 si sono chiuse, con un saldo di -3. Dati non positivi, ma nemmeno preoccupanti, che mostrano una situazione in cui il settore non cresce, anzi, ma si mantiene più o meno stabile. I problemi arrivano però nel 2010: nei primi sei mesi la città di Pescia ha perso 43 piccole imprese che hanno cessato la loro attività, mentre sono state soltanto 21 le nuove nate, con un saldo di -22. Se al 30 settembre 2008 nella città di Pescia risultavano 643 imprese registrate, di cui 642 attive, la situazione al 30 giugno 2010 è nettamente peggiorata con 611 imprese registrate e attive. Ma la realtà è ancora peggiore di quanto emerge da questi dati, poiché quest'ultimi fotografano solo una parte della realtà, mancando tutta seconda parte del 2010. «Sicuramente ci sarà un numero molto più alto di imprese che cesseranno la loro attività - dice Pellegrini - visto che di solito si aspetta sempre la fine dell'anno per scancellarsi». Se questa situazione è in gran parte imputabile alla crisi economica internazionale, ogni territorio ha le sue peculiarità. «Qui - continua Pellegrini - le attività che sono calate maggiormente sono l'edilizia, il manifatturiero e i trasporti. Hanno retto un po' di più i servizi. Il problema è che manca una strategia di politica economica adeguata a livello nazionale, ma manca anche la spinta alla crescita e allo sviluppo da parte delle amministrazioni locali. I soldi dovrebbero essere lasciati nel territorio. Ci aspettiamo una maggiore incentivazione delle imprese presenti nel nostro territorio. C'è poi bisogno di investire per rilanciare alcuni settori come quello turistico. È inutile ripetersi ricordando il grande patrimonio non sfruttato che è Pinocchio». Adesso, forse, l'approvazione del piano strutturale potrebbe rappresentare un'occasione di sviluppo. «Potrebbe essere uno strumento - conclude Pellegrini - per ridare il via libera a qualche investimento, ma non posso dirlo. Sarebbe stato però preferibile se fosse stato maggiormente concertato con le associazioni di categoria».
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