Il Tirreno

Montecatini

Associazioni e sindacati hanno chiesto meno domeniche

Aperture festive, rischio scontro con i Comuni

David Meccoli
Shopping: si rischia lo scontro sulle aperture domenicali
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Shopping: si rischia lo scontro sulle aperture domenicali

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MONTECATINI. Si rischia il muro contro muro tra associazioni e Comuni sulla vicenda delle aperture festive dei negozi. Le prime hanno tutte fatto un passo indietro per arrivare a una proposta condivisa (anche se l'Esselunga dice di voler consolidare l'esistente), i secondi non sembrano disposti a rinunciare alle loro posizioni. E anche sui rischi che porterebbe la fine della concertazione non c'è accordo. Le due proposte. Per la conferenza dei sindaci le aperture festive avrebbero dovuto essere, in linea generale, 28 più quelle di dicembre, ma hanno anche individuato un'area vastissima in deroga in cui i commercianti potrebbero restare aperti sempre. Le categorie economiche frenano invece la regola generale a 25 aperture (compreso dicembre) e danno la possibilità di restare aperti tutte le domeniche ai soli centri storici, alle aree montane e ad alcune circoscritte zone "commerciali consolidate", che in 3 anni perderebbero 6 festività e 5 domeniche.  Piccolo commercio. «La nostra proposta - dice Massimo Giusfredi, Confesercenti - limita l'estensione di deroghe nelle aree di nuovo sviluppo commerciale e, ampiamente condivisa dalle parti sociali, rappresenta un risultato che garantisce agli imprenditori le stesse aperture finora praticate. E' un equilibrio delle varie forme distributive ed evita un'eccessiva liberalizzazione delle aperture in favore della media e grande distribuzione». Simile la posizione di Confcommercio, con qualche distinguo: «Sostanziale condivisione della proposta presentata in merito alle 25 aperture festive e sui principi per la delimitazione delle aree che beneficeranno dell'apertura generalizzata», ma anche auspicio che «si possano trovare ulteriori convergenze per salvaguardare le imprese che si sono strutturate per garantire ai consumatori il servizio in occasione delle domeniche». Le perplessità maggiori sembrano quindi concentrarsi sulle 5 domeniche che si andrebbero a perdere in 3 anni in talune aree.  Sindacati. Parla la Cgil, ma anche la Cisl segue questa linea. «Per noi - dice Luisella Brotini - si dovevano rimettere in discussione anche le aperture nelle aree consolidate, ma comprendiamo che molte realtà si sono strutturate, anche da un punto di vista occupazionale, basandosi sulla domenica. Abbiamo quindi fatto qualche rinuncia e condiviso il documento».  Grande distribuzione. «La nostra posizione - dice Laura Berti, Legacoop - era molto ortodossa circa le deroghe, ma la proposta congiunta ci è sembrata comunque in grado di evitare una deriva liberista, nell'ottica di garantire uguaglianza di trattamento tra i diversi operatori». Dall'Esselunga fanno invece sapere di voler «consolidare la situazione già esistente e non tornare indietro», e pertanto di «non considerare scandalosa la proposta dei sindaci».  I Comuni. I sindaci incassano e preparano la controffensiva. «La proposta delle associazioni - dice il primo cittadino di Monsummano, Rinaldo Vanni - non vuole andare oltre lo status quo e per il mio Comune restringerebbe addirittura la situazione attuale, per ciò che riguarda le aperture domenicali. Così, però, non si programma il futuro e io non farò passi indietro e penso che le altre amministrazioni faranno lo stesso».  E se salta tutto? Per il sindaco Vanni «continueranno a valere le disposizioni vigenti e ogni Comune farà una sua concertazione, in attesa di trovare un accordo generale». Non la pensa così Confesercenti: «La legge prevede 8 aperture domenicali più dicembre, a meno che non si raggiunga un accordo con le parti sociali, non esistono norme che salvaguardano la preesistente situazione». E Cgil: «Nessuna deroga, il 17 si decide o si torna alle 8 domeniche previste dalla legge».

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