Il Tirreno

Montecatini

L’accusa: case affittate a prostitute clandestine e intestate a prestanome. Coinvolti agenti immobiliari

Big mama verso il processo

Pietro Barghigiani
Un intervento dei carabinieri nel corso dell’operazione “Big mama”
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Un intervento dei carabinieri nel corso dell’operazione “Big mama”

La Procura chiede il rinvio a giudizio di 27 persone

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 MONTECATINI. Proprietaria degli appartamenti, factotum, agenti immobiliari che trovavano i clienti e prestanome fatti figurare come inquilini di appartamenti mai visti. Sono 27 le persone per le quali il sostituto procuratore Luigi Boccia ha chiesto il processo con l'accusa, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e all'immigrazione clandestina.  Il primo marzo si terrà l'udienza dal gup per decidere archiviazioni o rinvii a giudizio, ma sarà anche l'occasione per definire eventuali richieste di patteggiamenti o riti abbreviati.  È l'inchiesta "Big mama" condotta dai carabinieri sul business degli affitti alle lucciole clandestine quella che nel suo filone più ampio si avvia verso il processo. Un'indagine che copre un arco temporale che va dal 2000 al giugno 2009.  Prime condanne. L'inchiesta ha già visto due condanne e un patteggiamento. Sono tre donne che per altri episodi si trovano ancora nel procedimento penale da discutere a marzo.  Si tratta della proprietaria dei dodici appartamenti confiscati, Patrizia Berti, 65 anni, di Montecatini, assistita dagli avvocati Renzo Ventura e Patrizia Polcri. Con l'abbreviato ha preso 3 anni e 10 mesi di reclusione.  Stesso rito alternativo per Morena Fanucci, ritenuta il suo braccio destro, 70 anni, di Montecatini, rappresentata dall'avvocato Alessandro Giuliani, che ha preso 3 anni. Entrambe erano accusate di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.  Della sola associazione a delinquere per il favoreggiamento doveva rispondere l'agente immobiliare Isabel Gonzales Furones, 38 anni, di Massa Cozzile, difesa dagli avvocati Giannitalo Papa e Sabrina Serroni; per lei un patteggiamento a 2 anni e 10 mesi.  Le agenzie immobiliari. Sotto inchiesta, oltre alla Furones, ci sono altri agenti immobiliari come Ubaldo Gesi, Cino Mariani, Angela Albanese, Antonio Madarema e Maria Di Salvatore.  Per l'accusa sapevano che i titolari dei contratti di affitto erano fittizi e che le case venivano poi abitate da prostitute o viados non in regola con il permesso di soggiorno. In quegli alloggi venivano anche ricevuti i clienti contattati in strada o attraverso annunci sui giornali.  L'accusa. Per la Procura i 27 indagati, con responsabilità e ruoli differenti, avevano messo in piedi un sistema che per anni ha funzionato senza incrinature. Dalle intercettazioni telefoniche e con le testimonianze delle inquiline messe a verbale, sarebbe emerso un contesto nel quale era pacifico che il contratto d'affitto venisse intestato ad un prestanome, mentre la disponibilità dell'alloggio era assegnata prostitute e trans clandestini.  Contratti registrati per un importo che poi, in contanti, lievitava al momento di saldare la mensilità alla proprietaria.  Furono gli inquilini a svelare agli investigatori il sistema di quella che per il giudice era un'associazione finalizzata a lucrare sugli affitti di chi doveva restare nell'ombra per la sua condizione di clandestinità.  Case sequestrate. Patrizia Berti è un personaggio in vista in città finora mai sfiorato da inchieste o inciampi giudiziari.  Vedova del noto medico, Gino Iacopini, il suo patrimonio immobiliare è notevole. Solo a Montecatini è proprietaria di 24 appartamenti, di cui 12 sequestrati (tra via Cavour, via Mazzini, vicolo dell'Arancio, via Boccherini e via Veneto) nel corso del blitz del giugno 2009.  A questi immobili ne vanno aggiunti altri 15 in provincia di Lucca, di cui due alberghi uno nel centro storico lucchese e uno a Viareggio, e un altro hotel a Firenze.  La confisca disposta dal gup diventerà esecutiva solo nel caso di condanna con sentenza passata in giudicato. E i 12 appartamenti sigillati alla Berti potrebbero passare al patrimonio pubblico o essere messi all'asta.

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