Il Tirreno

Montecatini

Ammanchi al liceo, condannata

Pietro Barghigiani
L’aula di un tribunale alla Corte dei conti
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L’aula di un tribunale alla Corte dei conti

Ex direttrice finanziaria del Salutati deve risarcire 718mila euro

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 MONTECATINI. Per almeno quindici anni aveva fatto la cresta sui pagamenti delle gite scolastiche e dei fornitori. Dopo la magistratura ordinaria tocca a quella contabile punire l'ex dirigente scolastica, Rosa Rita Macaluso, 56 anni, originaria di Caltanissetta, ma residente a Pistoia, colpevole di aver provocato un danno erariale e di immagine allo Stato: la Corte dei conti l'ha condannata a risarcire 718mila euro a favore del ministero della Pubblica Istruzione.  All'epoca dei fatti la Macaluso rivestiva il ruolo di direttrice dei servizi generali e amministrativi del liceo scientifico Salutati di Montecatini.  Chiusa il 6 dicembre 2006 la vicenda giudiziaria con un patteggiamento a 2 anni e 8 mesi di reclusione per falsità ideologica in atti pubblici, soppressione, distruzione e occultamento di atti e peculato, la dirigente era finita sotto la lente della magistratura contabile per essersi intascata un fiume di denaro in un arco temporale che va dal 1987 al 2002.  Nel periodo preso in esame sia da un'indagine interna svolta dall'allora preside Paolo Calusi sia dalla Procura era emerso «che la Macaluso ha posto in essere una serie di comportamenti criminosi - consistenti in alterazioni, distruzioni ed occultamenti di numerosi mandati di pagamento, nonché in mancati versamenti di ingenti somme versate alla Macaluso stessa da parte degli studenti e da essa non riversate al liceo che le hanno consentito di appropriarsi di ingentissime somme di denaro, in danno delle casse del liceo» si legge nella sentenza della Corte dei conti.  I sistemi per lucrare sui soldi che per dovere di ufficio doveva gestire aveva due filoni principali: quello delle gite scolastiche, dei fornitori e dei rimborsi spese.  Il trucco escogitato dalla Macaluso era semplice. Gli studenti versavano le quote per pagare i viaggi di istruzione, ma lei, secondo l'accusa, ne tratteneva una parte e il resto lo girava alle agenzie di viaggio. Stessa tecnica per i fornitori per i quali venivano presi in cassa più soldi di quelli riportati sulle fatture.  Numerosi, infine, i prelievi effettuati dalla direttrice per rimborsi spese sulla carta chiesti da professori o per altre esigenze con mandati di pagamento privi di documenti giustificativi.  Un maneggio costante nel tempo che ha portato a un ammanco di centinaia di migliaia di euro che ora lo Stato rivuole indietro.

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