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In centinaia per Don Egisto
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Sopra larrivo del feretro di Don Egisto nella chiesa di San Michele Il paese si ferma per dare l'addio al suo parroco
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PONTE BUGGIANESE. Che la città amasse il suo parroco lo si sapeva, e la conferma è arrivata dalla folla che ha riempito la chiesa di San Michele (che certo piccola non è) e gran parte di piazza del Santuario. Praticamente tutta Ponte Buggianese era lì, mentre attorno le saracinesche venivano abbassate e le bandiere legate da un nastro nero in segno di lutto. Era lì per dare l'ultimo saluto a monsignor Egisto Cortesi. La bara è arrivata nella chiesa, nella sua chiesa, puntuale alle 16, mentre dal campanile si levavano i rintocchi a lutto. Il feretro, semplicissimo, era portato a spalla dai diaconi e dagli altri parroci, preceduto dai membri dell'ordine del Santissimo Crocifisso e seguito da tante altre persone che si sono unite a quelle che già aspettavano in piazza. Prima di farlo entrare in chiesa al feretro è stato fatto fare anche un breve giro della piazza, in un simbolico saluto alla e dalla città. Don Egisto, 85 anni, di cui 53 trascorsi come parroco di Ponte, ha dato tanto alla sua comunità. E la sua comunità lo ha ricambiato con una partecipazione emotiva straordinaria, che è esplosa - mentre la salma entrava in chiesa accompagnata dal requiem - in un sentito applauso. Applauso che si è ripetuto al momento dell'uscita del feretro, e anche poco prima, quando il diacono Luca Parenti a un certo punto, nel ricordare la figura del parroco, è stato bloccato nel suo discorso dalla commozione, e solo a fatica è riuscito a trattenere il pianto. In prima fila, in chiesa, i familiari di Don Egisto (la sorella Carla, il cognato Gino, i nipoti), il sindaco e le autorità. All'altare i parroci della diocesi e il vescovo, Monsignor Giovanni De Vivo. L'usanza vorrebbe, nel caso dell'omelia di un religioso, una concelebrazione di tutti i parroci, ma non è stato il caso di Monsignor Egisto. Come ha poi spiegato il vescovo a fine funzione, il parroco aveva espresso il desidero che a celebrare la sua omelia fosse il canonico Menicucci, pontigiano come lui. E così è stato. Una cerimonia in cui in più di un passaggio si è sottolineato il carattere di Don Egisto, la sua semplicità e la sua generosità, e le sue tante iniziative per l'intera comunità. Ma probabilmente, più delle pur molte cose materiali che ha lasciato a Ponte, la vera eredità di Don Egisto è il ricordo che è destinato a lasciare nel cuore dei suoi fedeli.
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