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San Michele nella storia dell'arte grazie a lui

San Michele nella storia dell'arte grazie a lui

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PONTE BUGGIANESE. Che monsignor Cortesi amasse il suo paese lo ha dimostrato in mille opere e in mille progetti. Dall'impegno per il restauro delle opere della religiosità popolare all'attività musicale e culturale.

O, ancora, attraverso la riscoperta delle figure storiche di Ponte (come lo scienziato e religioso Padre Filippo Cecchi). Ma, soprattutto, il nome di Don Egisto Cortesi resterà legato a quello di Pietro Annigoni, il grande pittore che dedicò gli ultimi 20 anni della sua vita alla realizzazione degli affreschi nella chiesa di San Michele Arcangelo. E il caso ha voluto che il parroco ci lasciasse proprio nell'anno in cui si celebrava il centenario della nascita dell'artista. «Tutti ti ricordiamo - scrisse lo stesso Don Egisto in occasione della celebrazione della ricorrenza lo scorso giugno a Ponte - tutti ti consideravamo "uno dei nostri", per la tua bontà, la tua semplicità e la tua gentilezza». 

Una collaborazione e un'amicizia che tra il 1967, anno dell'arrivo di Annigoni a Ponte, e il 1988, anno della sua scomparsa, ha lasciato in eredità a tutta la comunità pontigiana un tesoro artistico e religioso unico nel suo genere, un ciclo di affreschi (tra questi "L'ultima cena", "Il Profeta Isaia e Geremia", ma soprattutto la "Doposizione e Resurrezione di Cristo"), che hanno reso celebre la parrocchia pontigiana a livello internazionale.  «Carattere duro, fatto di luci e ombre, ma fu lui l'artefice del ciclo di affreschi nella chiesa di Ponte e con mio padre erano diventati veri amici»: così Benedetto Annigoni, il figlio dell'artista, ricorda il parroco.  «Fu un contatto casuale - prosegue Annigoni - ma col tempo don Egisto sviluppò una vera e propria venerazione per le opere e un particolare affetto per mio padre. Era un mastino nel difenderlo dai curiosi che volevano vederlo al lavoro e tutti gli anni, dopo la sua morte, ogni 28 ottobre lo ricordava con una messa. È stato ancora lui a fare pressioni affinché il Comune gli dedicasse una piazza e, addirittura, aggiungesse il suo nome a quello della città».  Molti i ricordi di Benedetto Annigoni, che conosceva don Egisto da cinquant'anni: «Una volta, all'inizio degli anni Settanta eravamo andati in barchino a cena nel Padule, che mio padre adorava. C'erano don Egisto, il vescovo e alcuni miei amici. Con questi, dopo qualche bicchiere, cominciai a discutere su tutto ciò che accomunava San Francesco a Enrico Berlinguer. Don Egisto stava costantemente sulle spine, vista anche la presenza del vescovo e alla fine sbottò e disse a mio padre di farci stare zitti. Ma lui gli rispose invece di ascoltare attentamente e che avrebbe imparato qualcosa».  L'ultima volta che Benedetto Annigoni ha visto don Egisto è stato qualche mese fa: «Sono venuto a Ponte con degli amici a vedere gli affreschi. Mi sembrava in forma, anche se mi ha detto che doveva stare attento al cibo, perché non si sentiva molto bene».

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