Sicurezza
Nuove accuse a carico di Lotti
◗
Il professor Torello Lotti2 MINUTI DI LETTURA
MONTECATINI. Non solo tangenti dalle case farmaceutiche per curare con i loro farmaci gli ammalati di psoriasi, ma anche soldi incassati dall'attività d'intramoenia nascosti all'azienda sanitaria. È la nuova accusa contestata al professor Torello Lotti. Secondo le indagini svolte dal pm fiorentino Sandro Cutrignelli il dermatologo avrebbe svolto prestazioni di "intramoenia" - ovvero l'attività privata all'interno delle strutture sanitarie pubbliche, al di fuori dell'orario di lavoro - intascando però i proventi.
Nello specifico gli inquirenti avrebbero accertato che in due giorni Lotti avrebbe percepito tremila euro "puliti". L'episodio non viene contestato nell'ordinanza di custodia cautelare perché sarebbe avvenuto poco prima che scattassero i provvedimenti. L'accusa è di nuovo truffa allo Stato. Intanto un paziente fiorentino, Marco Lombardi di 32 anni, da anni curato per psoriasi da Lotti, ha presentato un esposto alla Procura di Firenze ipotizzando che il tumore (un linfoma) che lo ha colpito sia stato causato dai vari farmaci prescrittigli nell'ambito del programma Psocare, la sperimentazione di farmaci biologici al centro delle indagini. Lombardi sostiene di essersi insospettito leggendo dell'inchiesta e di aver quindi maturato «il fondato timore che gli siano stati somministrati farmaci sproporzionati rispetto alle necessità terapeutiche, accettando così il professor Lotti e i suoi collaboratori il rischio di lesioni gravissime». Secondo l'esposto, redatto con l'avvocato Massimiliano Manzo, Lombardi è stato curato da Lotti dal 2000 prima con pomate e poi con iniezioni. Purtroppo terapie e farmaci non davano benefici, bensì avrebbero causato effetti collaterali gravi: cefalee, dolori all'addome, nel 2007 perfino una meningite poi superata. Di fronte a questo evento «Lotti e il suo staff - si legge - ribadivano di dover assumere il farmaco Raptiva in quanto non vi poteva essere alcun legame con la meningite ma era frutto di un destino avverso».
Nel 2009 il Raptiva fu sospeso nella clinica diretta da Lotti «sulla base dei rischi intercorsi in pazienti che hanno effettuato terapia continuativa» per oltre 4 anni. Ma nel luglio 2009 viene diagnosticata a Lombardi «una grave ed estesa forma di tumore, un linfoma tra i più pericolosi del proprio genere». Il mese dopo il paziente cambia medici e inizia le terapie antitumorali. Nell'esposto sostiene di «non esser mai stato realmente informato dei rischi gravissimi ma anzi tranquillizzato».
Nello specifico gli inquirenti avrebbero accertato che in due giorni Lotti avrebbe percepito tremila euro "puliti". L'episodio non viene contestato nell'ordinanza di custodia cautelare perché sarebbe avvenuto poco prima che scattassero i provvedimenti. L'accusa è di nuovo truffa allo Stato. Intanto un paziente fiorentino, Marco Lombardi di 32 anni, da anni curato per psoriasi da Lotti, ha presentato un esposto alla Procura di Firenze ipotizzando che il tumore (un linfoma) che lo ha colpito sia stato causato dai vari farmaci prescrittigli nell'ambito del programma Psocare, la sperimentazione di farmaci biologici al centro delle indagini. Lombardi sostiene di essersi insospettito leggendo dell'inchiesta e di aver quindi maturato «il fondato timore che gli siano stati somministrati farmaci sproporzionati rispetto alle necessità terapeutiche, accettando così il professor Lotti e i suoi collaboratori il rischio di lesioni gravissime». Secondo l'esposto, redatto con l'avvocato Massimiliano Manzo, Lombardi è stato curato da Lotti dal 2000 prima con pomate e poi con iniezioni. Purtroppo terapie e farmaci non davano benefici, bensì avrebbero causato effetti collaterali gravi: cefalee, dolori all'addome, nel 2007 perfino una meningite poi superata. Di fronte a questo evento «Lotti e il suo staff - si legge - ribadivano di dover assumere il farmaco Raptiva in quanto non vi poteva essere alcun legame con la meningite ma era frutto di un destino avverso».
Nel 2009 il Raptiva fu sospeso nella clinica diretta da Lotti «sulla base dei rischi intercorsi in pazienti che hanno effettuato terapia continuativa» per oltre 4 anni. Ma nel luglio 2009 viene diagnosticata a Lombardi «una grave ed estesa forma di tumore, un linfoma tra i più pericolosi del proprio genere». Il mese dopo il paziente cambia medici e inizia le terapie antitumorali. Nell'esposto sostiene di «non esser mai stato realmente informato dei rischi gravissimi ma anzi tranquillizzato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
