Il dolore
«ERO SOTTO STRESS»
La prima versione inguaia l'imputato
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MONTECATINI. Non voleva far sapere ai suoi familiari che faceva uso di cocaina. Non sapeva giustificare con un motivo plausibile la sua presenza in casa di Paolini quella domenica pomeriggio di dicembre. E alla fine, dopo ore di interrogatorio tra reticenze e mezze verità, la prima versione di Alessio Pacini resa ai carabinieri fu quella della lite conclusa con il tragico volo dell'amico. Dopo qualche giorno la ritrattazione. Ma quella prima verità raccontata a caldo e verbalizzata dagli inquirenti continua a pesare nel processo. «Ero sotto stress» ha riferito in aula l'imputato per spiegare l'origine di una dichiarazione su cui basa non poco la sua azione la pubblica accusa. Pacini era andato da Paolini per avere della cocaina. L'amico lo aveva stuzzicato con un machete procurandogli un piccolissima ferita dietro un orecchio. Poi l'arma era stata riposta nella camera della vittima. Da quel momento le versioni divergono: Pacini racconta che quando Paolini è caduto lui era in cucina e lo ha soccorso (di qui le macchie di sangue sulla maglia, ndr); la Procura sostiene che è stato l'imbianchino a spingere l'amico dal terrazzo. P.B.
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