Il dolore
La tecnica utilizzata era quella delle false fatture emesse da aziende compiacenti. Contestata unevasione di 150 milioni di euro
Maxi-frode fiscale: arrestato ex imprenditore
Pietro Barghigiani
◗
Uno degli uffici perquisiti dalla Guardia di Finanza di Como La Guardia di Finanza lo accusa di far parte di un'associazione a delinquere
2 MINUTI DI LETTURA
UZZANO. Tocca anche la Valdinievole una maxi-inchiesta della Guardia di Finanza di Como con 12 persone arrestate e 23 denunciate con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. In carcere è finito Oscar Orsi, 53 anni, origini milanesi, ma da anni residente a Uzzano. L'uomo, ex imprenditore, è accusato di far parte di un'organizzazione che, secondo la Procura lariana, avrebbe sfilato al Fisco 150 milioni di euro con il sistema delle "cartiere" utilizzate per emettere fatture false per abbattere i costi di quelle imprese che poi commercializzavano computer a prezzi concorrenziali. Nel corso della perquisizione domiciliare svolta dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria Orsi si è ritrovato nei guai anche per un altro episodio non calcolato dagli inquirenti. In casa dell'indagato le Fiamme Gialle hanno trovato alcune armi, ereditate da altri familiari, che non erano state segnalate alle forze dell'ordine secondo quanto prescrive la legge che disciplina quel tipo di detenzione. L'operazione della Finanza comasca ha portato anche al sequestro di immobili e conti correnti nel corso di diverse perquisizioni svolte all'alba in mezza Italia. Sono 34 le società coinvolte tra Lombardia, Piemonte, Lazio e Campania, 60 immobili sequestrati in 13 province, 62 conti correnti e 41 auto confiscate. Il giro d'affari messo sotto la lente dagli inquirenti sarebbe di 600 milioni di euro. Secondo l'accusa la maxi-frode fiscale sarebbe realizzata con il metodo piuttosto consolidato delle società cosiddette "cartiere", che emettono tonnellate di fatture per evadere l'Iva e abbattere gli imponibili. L'altro beneficio sostanzioso riguarderebbe i ricavi derivanti dalla vendita di migliaia di personal computer, e di materiale elettronico in genere, acquistati all'estero e rivenduti in Italia senza fardelli fiscali, quindi a prezzi stracciati. Non è stato contestato il reato di truffa ai danni dello Stato perché, secondo la giurisprudenza corrente, in simili casi la truffa viene "assorbita" dalla frode.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
