Il Tirreno

Montecatini

Caso tangenti. Il professore giustifica gli sponsor privati con la carenza di fondi dell’università

«Soldi usati solo per la ricerca»

Pietro Barghigiani
Il professor Torello Lotti accompagnato dai due carabinieri
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Il professor Torello Lotti accompagnato dai due carabinieri

Lotti si difende: farmaci efficaci, sentite i miei pazienti

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 MONTECATINI. «Sentite i miei pazienti. Fatevi dire da loro se hanno avuto problemi o se i farmaci avevano effetto. Non ho mai preso soldi per me. Gli sponsor privati sono ammessi dalla legge e sono sempre stati utilizzati per fare studi e ricerche».  La difesa. Il professor Torello Lotti, 57 anni, originario di Pieve, residenza a Firenze, studio e solide radici montecatinesi, affida all'avvocato Alessandro Giuliani la sua versione dei fatti in attesa di ripeterla con maggiore puntualità anche al gip in occasione dell'interrogatorio di garanzia in programma entro mercoledì.  Ieri pomeriggio il legale dell'accademico, accusato di associazione a delinquere, truffa, falso e corruzione, ha incontrato di nuovo il suo cliente per studiare le carte e preparare una difesa che nei suoi capisaldi è già stata delineata fin dal giorno degli arresti nell'operazione "Affare fatto" con trenta indagati, di cui sei ai domiciliari per un giro di tangenti da 1,7 milioni di euro.  Al centro dell'inchiesta dei Nas i contributi delle case farmaceutiche ai medici sensibili alla prescrizione delle medicine uscite dai rispettivi laboratori. Prodotti, secondo l'accusa, costosi e in alcuni casi anche con effetti negativi sui pazienti alle prese con la psoriasi.  Sereno e tranquillo. Lotti, primario ospedaliero, docente universitario, presidente internazionale di dermatologia, sta vivendo l'inchiesta più con sorpresa che con timore.  «È sereno e tranquillo perché ritiene di aver rispettato la legge - spiega l'avvocato Giuliani -. Tutto quello che ha fatto è stato indirizzato all'azienda sanitaria e alle istituzioni accademiche».  «Sponsor legali». Le sponsorizzazioni ci sono state e Lotti non lo nega. «Ma sono state trasparenti, lecite, in favore dell'università o per enti scientifici. Lui non si è messo in tasca alcunché - aggiunge il legale -. Me lo ha ripetuto più volte: "Avvocato, io quei soldi li ho utilizzati per la ricerca non per comprare la pelliccia a mia moglie". La procura non contesta a Lotti di aver intascato mazzette o tangenti ma parla di elargizioni da parte delle case farmaceutiche per le attività di ricerca, come la donazione di un ecografo e il finanziamento di borse di studio. Lo stesso Lotti spiega che è prassi, che è tutto trasparente, lecito e che rientra nelle normali relazioni fra privati e istituzioni. Nega di aver favorito le case farmaceutiche/sponsor». Il "barone" della dermatologia si spinge anche oltre e giustifica il legame Big Pharma-medici come una necessità per proseguire gli studi nonostante le casse sempre più misere del mondo accademico. «Possiamo dire che l'attività messa sotto inchiesta nasce dalla reazione alle restrizioni economiche dell'università - chiosa l'avvocato Giuliani -. Con gli sponsor sono stati pagati specializzandi che con i soldi pubblici non avrebbero potuto lavorare».  «Pazienti in garage». In un passaggio delle intercettazioni finito nell'ordinanza di arresto, il professor Lotti, riferendosi ai pazienti in attesa di cambiare cure, dice di averli "messi in garage" e a volte li chiama farfalle da acchiappare.  Spiega l'avvocato: «Dobbiamo contestualizzare certe frasi estrapolate. E a spezzoni come questo va dato il peso che hanno di una chiacchierata al telefono. In un'altra intercettazione dice ad esempio di voler dormire la notte rifendosi allo scrupolo con cui i pazienti vengono seguiti. Non c'è traccia, invece, nell'ordinanza di custodia cautelare della frase "finiamo tutti dentro" che ho letto su alcuni giornali. Il mio cliente invita i giudici a sentire i pazienti che ha avuto in cura. Nessuno si è mai sentito male per quei farmaci. Tutti avevano i numeri di cellulari dei medici specializzandi del professor Lotti. Sono stati chiamati il giorno di Natale, alle 3 di notte. Prima che un medicinale venisse prescritto il paziente veniva sottoposto a una visita collegiale e interdisciplinare. Quindi, era un team di medici a decidere e i farmaci erano efficaci e innovativi. Poi, dopo l'approvazione, veniva comunicato al ministero l'inizio del trattamento». ALTRI SERVIZI A PAG 2 E 3

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