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Pescia Democratica attacca la candidatura alla segreteria provinciale di Marco Niccolai

«Dal Pd un rinnovamento di facciata»

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 PESCIA. Un rinnovamento solo di facciata: questa l'accusa mossa da Pescia Democratica al Pd. Motivo del contendere la candidatura a segretario provinciale di Marco Niccolai, attuale reggente del Pd a Pescia.  «Per la nostra associazione - si legge sulla nota del direttivo di Pescia Democratica - formata in gran numero da persone che avevano creduto nel progetto del Partito Democratico, come strumento innovativo per riformare la politica, per selezionare una classe dirigente credibile e per avvicinarsi ai reali bisogni dei cittadini, questa scelta è simbolicamente la conferma di tutto quello che non ha funzionato e continua a non andare in questo partito, ovvero che abbiamo fatto bene ad allontanarci da questo progetto. Se, come crediamo, il problema principale del Pd è la sua classe dirigente, tutta concentrate nel pianificare la propria carriera politica e sempre più lontana dai reali problemi del paese, a questo punto non possiamo neanche più sperare che la vecchia classe dirigente sia sostituita da una leva di persone più credibili, selezionate sulla base del merito e delle vere capacità. Perché in realtà, persone come Marco Niccolai sono nominate dai vecchi apparati partitocratici, per continuare a garantire ai soliti noti la possibilità di occupare le ambite poltrone».  «Ci chiediamo del resto - continua Pescia Democratica - quale autonomia potrebbe avere nel dirigere un partito e comporre interessi molteplici, una persona stipendiata grazie a un lavoro su chiamata diretta (senza selezione o concorsi come devono invece fare la maggior parte dei suoi coetanei) avuto dal gruppo regionale del Pd, ovvero pagato con soldi pubblici, e indicato per la segreteria provinciale dalla stessa nomenclatura politica che prima lo ha assunto in Regione e ora vorrebbe piazzarlo a Pistoia, per assicurare la propria carriera. Politici di matrice cattolico-democratica che con abilità mista a opportunismo, senza un consenso reale, sono riusciti a impadronirsi della gloriosa storia della sinistra pistoiese e ora la dirigono verso la dissoluzione».  «Aggiungiamo che ci fa specie - concludev l'interfvento - che anche coloro che in un recente passato si erano adoperati ed esposti nel Pd di Pistoia per un reale rinnovamento, oggi avallino di fatto scelte di questo discutibile profilo politico. Se questa non è autoreferenzialità e mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini-elettori, è un quesito che giriamo a chi domani dovrà votare. Per quanto ci riguarda è la conferma che in Italia una sinistra seria non c'è più, e nemmeno si intravede la possibilità che risorga».

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