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Appello di Maltagliati (Cpe): «Un gesto inqualificabile che danneggia i veri cacciatori»

Cicogna uccisa, chi sa qualcosa parli

Carlo Maltagliati (Cpe)
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Carlo Maltagliati (Cpe)

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 LARCIANO. Sul caso della cicogna nera abbattuta interviene il presidente nazionale di Caccia, Pesca e Ambiente Carlo Maltagliati, per stigmatizzare il comportamento dell'autore di quell'abbattimento.  «È stato commesso un fatto inqualificabile - scrive Maltagliati - l'uccisione di una cicogna nera da parte di un bracconiere. Chiunque sia stato, quest'individuo non soltanto è un bracconiere, ma fondamentalmente uno stupido, che con il suo gesto compromette se stesso, nel caso fosse scoperto, ma anche la categoria, ossia tutti quei cacciatori che praticano l'attività venatcria nel rispetto delle leggi vigenti. Leggi che purtroppo sono sempre più complicate e a volte inconcepibili, tanto da permettere la caccia a un tipo di selvaggina in un Comune e, in quello limitrofo, proibirla rigorosamente con sanzioni anche penali (ovviamente non mi riferisco al caso in questione)».  «Come era prevedibile - continua il presidente del Cpe - il mondo ambientalista ne ha fatto un caso nazionale, con la relativa criminalizzazione di tutta la nostra categoria. Se vogliamo che ciò non accada, sarà opportuno che a denunciare simili misfatti non siano gli ambientalisti, ma dovremmo essere noi stessi cacciatori, che così facendo salvaguarderemmo specie protette e, nel contempo, eviteremo accuse indiscriminate a tutti gli appassionati di Diana. Qualora il fatto in questione sia accaduto nel Padule di Fucecchio (che in occasione dell'apertura della caccia è stato anche meta di persone che non erano solite praticarlo) auspichiamo che siano fatte indagini tra i cacciatori che lo frequentano abitualmente, per scoprire il colpevole. Questa non è istigazione alla delazione, ma bensì un obbligo morale che dobbiamo avere, al fine che gesti simili non alimentino campagne anticaccia, che potrebbero coinvolgere tutti noi. D'ora in poi chi fosse a conoscenza di episodi di questa gravità e non informasse la sua associazione venatoria (che denuncerà il fatto) sarà moralmente colpevole come chi lo ha commesso».

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