Lutto
"Perle ai Porci", diario di un professore precario
Luca Buonaguidi
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PRECARI. Insegnante ritratta di spalle durante una protesta Un anno tra i banchi raccontato da chi si siede dietro la cattedra e si firma con uno pseudonimo
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MONTECATINI. "Perle ai Porci", diario di un anno da precario. E' il libro esordio di Gianmarco Perboni, pseudonimo dietro cui si cela un professore di Montecatini. Puntualmente, alla ripresa dell'attività scolastica infuria la sempreverde bufera sul precariato. Dietro ai numerosi risvolti politici ed economici a cui si deve l'attuale stagnazione della scuola pubblica, nonostante governi «da desta a sinistra» che si sono profusi in riforme dal costante vano esito, ma dai quali «qualcosa di concreto comunque rimane, i tagli di spesa», si tende spesso a sottovalutare le conseguenze che questa può avere sulla qualità dell'insegnamento. Qui si inserisce, pungendo, la sottile ironia del professor Perboni, pseudonimo di deamicisiana memoria, con un libro nato da un blog di «appunti disorganizzati per trovare ancora un senso alla scuola». "Perle ai porci", edito da Rizzoli nella collana 24/7, è il resoconto di un anno tra i banchi dalla parte di chi siede alla cattedra. Un libro in cui i nomi e luoghi sono di fantasia, ma eventi e circostanze sono reali. Scritto con una appassionata verve comico-realista che dipinge uno scenario tanto divertente quanto scoraggiante, al cui centro si situa il narratore con il suo «personale metodo da carogna». Un cocktail di disilluso cinismo e piccole e uniche (eccetto «i secchioni, che dovrebbero essere la normalità») soddisfazioni sul lavoro. Conseguenza di un'acredine consumata in uno spazio, la scuola, che viene descritto come demotivante e svilente per chi vi si approccia con genuina passione e si permette di nutrire liete aspettative. Il divertito autore diverte a sua volta il lettore non limitandosi al resoconto di studenti «portatori di ignoranza» (citando Longanesi «Tutto ciò che non so, l'ho imparato a scuola»), assorbiti dalla televisione e dai falsi miti che ne ricavano, ma narrando esilaranti perle capaci di generare una tragicomica riflessione su tutte le problematiche dell'universo scuola: dalle famiglie dei ragazzi sempre più assenti e distratte, ai colleghi, presidi e bidelli. Fino ai ricevimenti, consigli, esami e le altre varie attività che riempiono l'anno scolastico, da settembre a giugno. Ciò che esce da queste pagine è l'affetto non cieco di un professore qualsiasi per la scuola, che l'autore non può fare a meno di descrivere come «un luogo in cui si può contestare apertamente il sistema e nello stesso tempo fare con passione il proprio lavoro. Per me era l'unica soluzione possibile».
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