Il lutto
Orari notturni dei locali, la Confcommercio chiede di riaprire il tavolo
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Il ristoratore e consigliere Fipe Aleandro Roncarà e clienti di un bar fuori dal locale di notte Raccolte duemila firme contro l'ordinanza del sindaco «E molte sono di residenti non disturbati dai bar»
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MONTECATINI. In duemila contro le limitazioni agli orari di apertura dei pubblici esercizi. E' il risultato di una petizione della Fipe Confcommercio che ha portato alla raccolta di 2mila firme in agosto in 120 locali, che verranno consegnate in Comune. I firmatari (molti residenti dei locali che operano di notte) hanno dichiarato di non avere alcun disturbo al riposo derivante dall'apertura notturna. «La petizione - dice Marco Baldasseroni, responsabile categorie Confcommercio - dimostra quanto il provvedimento sia stato frettoloso e come una parte importante della città non sia stata consultata». Diversi i punti su cui la Fipe richiede una nuova riflessione da parte degli amministratori. A cominciare dalla differenziazione in zone del territorio: «Non è prevista dal Codice regionale del commercio - dice Baldasseroni - ed esistono pareri dell'Antitrust in merito alla necessità di provvedere opzioni di uguali orario di lavoro per medesime tipologie di attività». Il meccanismo della concessione delle deroghe «potrebbe andare contro procedimenti giudiziari aperti nei confronti di attività che hanno avuto un verbale, laddove fino all'ultimo grado di giudizio vige invece la presunzione di non colpevolezza». Ancora, la durata trimestrale dell'autorizzazione: «La programmazione - spiega Baldasseroni - deve avere una valenza almeno annuale». Concessione differenziata di deroghe, 5 del mattino, 3 di notte: «La clientela è diversa - dice Baldasseroni - nell'ordinanza niente è specificato su quanto prevede il Codice per gastronomie, pasticcerie, gelaterie, che hanno orari liberi e potrebbero rimanere aperti oltre le 3, creando disparità di trattamento». «Le zone in cui è stata divisa la città - rincara la dose Aleandro Roncarà, consigliere Fipe - sono state in certi casi ritagliate ad personam e ora ci sono attività che rischiano di chiudere. E' poi assurdo che il Gambrinus debba spegnere la musica a mezzanotte: stiamo diventando una città dormitorio». «Invitiamo il Comune - conclude Baldasseroni - a riaprire il tavolo di concertazione con le categorie, con l'obiettivo di salvaguardare le attività imprenditoriali che da anni investono risorse economiche e umane nel territorio».
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