Sicurezza
Missione in Afghanistan del primario di oculistica
◗
Cesare Frugoli al centro assieme a due pazienti A lato lospedale di Anaba Cesare Frugoli ha trascorso le ferie operando nell'ospedale di Emergency
2 MINUTI DI LETTURA
PESCIA. È tornato da pochi giorni dalle "ferie" il primario del reparto di oculistica del Cosma e Damiano, Cesare Frugoli. Non sarebbe una notizia se le tre settimane di ferie non le avesse passate nell'ospedale di Emergency di Anaba, in Afganistan. Quasi tutti gli anni Frugoli dedica gran parte delle sue ferie al volontariato (negli anni passati è stato in Brasile, Cambogia, Ghana, Salvador e Uganda) ma l'esperienza di quest'anno è stata davvero entusiasmante: «È incredibile come un uomo (Gino Strada ndr) abbia potuto organizzare tutto questo. Ospedali che sono dei gioielli, efficienti e puliti, in zone di guerra poverissime e con grandi difficoltà di approvvigionamenti quotidiani. Soprattutto sono stato colpito dal personale, sia medico che infermieristico, che è di altissimo livello professionale e umano». Frugoli abitava, come tutti gli altri operatori, in una casa cementata col fango («ma - ci tiene a sottolineare - decorosissima» e nel tragitto dall'ospedale a casa veniva sempre scortato. «Non era una scorta armata - precisa Frugoli - ma la sua presenza serviva per far capire che ero una "persona amica"». In questi giorni trascorsi in Aganistan ha effettuato oltre 40 interventi, per lo più di cataratta: «Anaba è nella valle del Panshir, nel nord del paese - spiega - una regione molto vasta che conta più di 500mila abitanti, e ha solo questo ospedale dove non c'è un chirurgo oculista. Di conseguenza per un intervento di cataratta si deve andare a Kabul, una trasferta lunga e molto costosa per la gente poverissima di questi posti. Quindi ho operato persone che altrimenti non avrebbero avuto la possibilità di farsi quegli interventi». In questa regione non esiste un'anagrafe, e quindi nessuno sa con esattezza la sua età, le auto non hanno targa e i mezzi di trasporto sono rari e male organizzati. «Se a tutto ciò si aggiunge il clima "elettrico" della guerra, di sicuro non è facile viverci a lungo. Per questo - conclude - mi sento fiero di aver fatto qualcosa di importante con persone di tale livello».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
