Il Tirreno

Montecatini

I ricordi di Ivo Teglia, partigiano a 17 anni per combattere gli occupanti

La Liberazione della Valdinievole raccontata da un protagonista

Luigi Spinosi
Sopra a destra Ivo Teglia In alto gli alleati arrivano a Vinci
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Sopra a destra Ivo Teglia In alto gli alleati arrivano a Vinci

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 MONTECATINI. Era l'8 settembre del 1944, ed era passato esattamente un anno dall'armistizio del 1943. Un anno terribile per l'Italia, mentre la Valdinievole si lasciava alle spalle un'estate di sangue. Ma quel giorno, almeno qui, la guerra era finita.  Da un paio di giorni era infatti iniziato il ritiro delle truppe tedesche, al di là della Linea Gotica, un baluardo difensivo che dal Tirreno arrivava sino all'Adriatico, passando dalle nostre montagne, e che avrebbe ritardato di altri 10 mesi l'arrivo della libertà nell'Italia del nord.  Ormai il tempo ha portato via la maggior parte dei testimoni di quei giorni, che non devono essere dimenticati.  Uno di quei protagonisti vive ancor oggi nella sua Valdinievole, a Borgo a Buggiano. Si chiama Ivo Teglia, oggi è un tranquillo 83enne, ma all'epoca era poco più di un ragazzo, che però, nonostante la giovane età, non si limitò a subire passivamente le conseguenze della guerra e dell'occupazione.  Il passaggio da contadino a combattente avvenne quasi subito, dopo l'8 settembre del 1943: «In realtà - racconta Ivo Teglia - avevo già maturato le mie idee in fatto di politica sin da bambino, da quando vedevo a scuola la differenza di trattamento tra noi, figli di poveri contadini, e i figli dei benestanti». L'ingresso tra i partigiani avvenne gradualmente, preceduto da azioni spontanee e autonome, come il ritrovamento, dopo l'8 settembre, di alcune armi abbandonate, che pensò bene di nascondere in mezzo a un pagliaio in vista di un loro uso contro gli invasori.  «Quando finalmente mi avvicinai ai partigiani - racconta Ivo Teglia - consegnai le armi, ma mi consideravano troppo giovane per partecipare alle azioni. Mi facevano fare la staffetta tra i vari gruppi partigiani della zona. Operavamo in clandestinità, all'interno del Cnl».  Di quel periodo, precedente la Liberazione della Valdinievole, Teglia rammenta molti episodi, come il salvataggio di tre aviatori britannici che si erano gettati con il paracadute dopo che il loro aereo era stato abbattuto, uno dei quali era stato nascosto in un convento a Buggiano. E, ancora, la presenza di famiglie ebree che, fuggite da Firenze, si erano nascoste a Buggiano, ma che furono tradite e da qualche delatore del posto. O quello, tragico, della ragazza morta dilaniata dall'esplosione di una bomba, in un arsenale dei partigiani: «Il medico dovette fare un falso referto di morte, attribuendolo a cause naturali, per evitare che i tedeschi potessero scoprire la presenza delle armi».  Ma, accanto a episodi tragici, non mancano aneddoti anche curiosi: «Prima del loro arrivo gli americani bombardarono intensamente la zona. Una volta, dopo aver attraversato le linee per raggiungerli sotto l'Arno, trovai un partigiano della mia zona che, su una mappa, indicava ai soldati dove colpire, e vidi che era segnata anche la mia casa a Buggiano. Quando fu esploso il colpo mio padre si trovava su una pianta di noce e fu lanciato a diversi metri di distanza dall'esplosione, fortunatamente senza conseguenze».  Una delle missioni più particolari svolte durante l'occupazione fu quella di aiutare i disertori dell'esercito tedesco. Si tratta di soldati (poco rammentati dalla storiografia ufficiale) che, stanchi della guerra e delle atrocità naziste, decisero di abbandonare la casacca tedesca, per smettere di combattere o, addirittura, per unirsi ai partigiani: «Dovemmo attraversare le linee nemiche a Malocchio per aiutare una ventina di loro, e si trattava di una missione molto delicata, perché prima dovemmo assicurarci che non si trattasse di una trappola».  Poi la Liberazione. Tra le prime città della Valdinievole a essere abbandonate dai tedeschi vi fu Montecatini: «Ricordo che il 6 settembre entrammo nell'hotel Corona d'Italia, che diventò la nostra base, e dove trovammo cantine rifornite di ogni ben di Dio».  Ma una volta liberata la Valdinievole Ivo Teglia non si ritirò, ma decise di impegnarsi per gli altri: «Dopo qualche mese partimmo da Pistoia, quindi dopo l'addestramento, fui inquadrato nella divisione Cremona di Fanteria e, partendo da Ravenna, arrivammo sino a Pieve di Sacco, liberando i paesi che incontravamo lungo la strada. Da Ravenna a Pieve di Sacco è una distanza enorme, anche in auto. Noi la facemmo tutta a piedi. Ma di quei giorni ricordo ancora l'accoglienza della gente, che nonostante la povertà, faceva a gara ad aiutarci».

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di Redazione web