Il Tirreno

Montecatini

Derivati, inchiesta della Finanza

Pietro Barghigiani
Villa Crema sede degli uffici finanziari del Comune
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Villa Crema sede degli uffici finanziari del Comune

Il contratto swap firmato dal Comune sotto la lente delle Fiamme gialle

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 MONTECATINI. Comune sotto inchiesta per i contratti swap, quei deleteri sistemi di finanziamento che hanno fatto saltare più di un bilancio pubblico a causa delle imprevedibili oscillazioni dei mercati. La Guardia di Finanza ha messo sotto la lente i rapporti di 53 enti locali con i derivati.  E tra questi figura anche il Comune di Montecatini, il cui conto con la Bnl, banca con la quale venne stipulato il contratto, fu chiuso in anticipo sulla scadenza dello swap prima dell'estate 2009.  Contratto chiuso. «All'epoca dello swap - spiega il vicesindaco, Edoardo Fanucci - eravamo all'opposizione e denunciammo l'opacità dell'operazione e i rischi finanziari per l'ente. Già la passata amministrazione estinse il contratto. La Guardia di Finanza ci ha chiesto la documentazione nel febbraio scorso. Gli uffici hanno risposto in modo completo. Anzi, è stata fornita anche la relazione della Corte dei conti del 2009 nella quale veniva confermata la correttezza del monitoraggio svolto dal Comune sullo swap. Da allora non abbiamo più saputo niente».  La garanzia-capestro. La tipologia ricorrente vedeva le banche proporre la ristrutturazione di vecchi debiti e la stipula di swap di copertura, e nel pacchetto si inserivano derivati strutturati non par e collar. Gli amministratori locali acquistavano questi prodotti per tutelarsi dalle oscillazioni dei tassi ma, come spiega il comando generale delle Fiamme gialle, finivano per acquistare «prodotti di natura speculativa, caratterizzati da un'elevata opacità e da una maggiore difficoltà di valutazione, esponendosi così al rischio di perdite ingenti».  L'estinzione. Nell'aprile 2009 il Comune sborsò 649mila euro per togliersi il cappio al collo del contratto swap.  Approfittando di un andamento del mercato con tassi in calo, l'amministrazione estinse con la Bnl il contratto swap sottoscritto nel giugno 2001 e poi rinegoziato nel gennaio 2006 la cui scadenza naturale sarebbe stata il 31 dicembre 2020. L'ente aveva accantonato 419mila euro per far fronte al rischio legato all'oscillazione dei tassi e che, sulla carta, alla fine del contratto sarebbe costato alle casse di viale Verdi 1 milione e 900mila euro. A quell'importo ha aggiunto 230mila euro ed è stato in grado rimborsare la banca senza pagare le rate semestrali del contratto per i prossimi 11 anni. Nel 2008 fa gli uffici finanziari avevano drizzato le antenne sugli effetti dirompenti dello swap. Scrissero in una relazione: «Si evidenzia come nell'arco della vita residua del derivato, ad oggi, si prevedano più di 1 milione e 900mila euro di spese per l'ente». Ipotesi disinnescata con l'estinzione del debito. Ora deve essere convinta anche la Guardia di Finanza.  

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