Depurazione, monito di Assindustria «Serve fare presto»
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MONSUMMANO. L'Associazione Industriali di Pistoia torna a dire la sua sul tema della riorganizzazione della depurazione nella Valdinievole. «Com'è arcinoto, ma è bene ricordarlo - si legge in una nota di Assindustria - fin dal 2002 si era posto il problema di riorganizzare il sistema depurativo della Valdinievole che versava, e versa ancora oggi, in condizioni di estrema precarietà. La prima soluzione, quella di realizzare due tubazioni che correndo parallelamente al Padule di Fucecchio, portassero via i reflui verso il depuratore di Santa Croce fu individuata da Ministero, Regione, Provincia e Comuni e formalizzata nell'accordo di programma del 2004 con risorse già definite per circa 140 milioni di euro. Nonostante la firma dell'accordo di programma si perse tempo in inutili disquisizioni: dibattiti, convegni, sopralluoghi ministeriali, perizie, controperizie per arrivare nel 2008 a individuare una soluzione alternativa: fare un solo ramo e costruire un depuratore. Fu individuato il comune di Ponte Buggianese. Il comune individuò un sito ma anche su questo nacquero subito polemiche. Fu allora deciso di intraprendere un percorso partecipativo, dal costo di più di 100mila euro a carico della comunità, per discutere con la popolazione della sua localizzazione. Nacque così il percorso partecipativo dal nome "Il Padule che Vorremmo" conclusosi nei primi mesi del 2010». Finalmente si parte? Magari. «Il sito individuato - prosegue l'Associazione Industriali - sembra non andare bene, anzi si rimette in discussione tutto e qualcuno propone di ritornare al precedente progetto delle due tubazioni. Caso classico di "teatrino della politica". Abbiamo ribadito con incontri istituzionali effettuati ai massimi livelli (consiglieri regionali, sindaci, assessori provinciali e comunali) l'estrema urgenza di tale opera e come un intero comprensorio non possa esser vittima di un comitato, di un associazione o di un singolo ente locale. L'intervento è urgente per il tessuto economico che non può più sopportare i costi di una depurazione frammentata. È urgente per le famiglie che non hanno possibilità di effettuare allacciamenti alla depurazione civile in quanto non vi è più capacità depurativa. È urgente per l'economia dello stesso Ato che sta sprecando milioni di euro per mantenere a un minimo di efficienza depuratori obsoleti, con evidente spreco di risorse. Ed è urgente per l'ambiente, che continua a ricevere scarichi di fogna in deroga da tali depuratori con effetti negativi su tutto l'ecosistema, nonostante imperi la retorica dell'area naturale del Padule». «Troviamo inconcepibile - sostiene ancora l'Associazione Industriali - che in una situazione di estrema crisi economica, con investimenti già finanziati per realizzare opere che apporterebbero miglioramenti ambientali e riduzione di costi per le imprese e per i cittadini, si stia ancora a litigare tra i vari soggetti. Invece di fare squadra e operare tutti per velocizzare l'investimento ognuno distrugge quello fatto dall'altro. Negli anni non siamo mai entrati nel merito tecnico della scelta dell'una o dell'altra soluzione essendo queste decisioni di competenza degli organi democraticamente eletti e coadiuvati dai soggetti tecnici preposti (Provincia, Arpat ecc.) e non appannaggio di questo o di quel comitato di turno. Non entriamo nemmeno oggi nella querelle sul sito ma chiediamo, nuovamente e con forza ai soggetti istituzionalmente deputati, di decidere e di farlo nel più breve tempo possibile. Ci pare di notare una situazione paradossale simile a quella della Tav in Piemonte, dove a fronte di accordi siglati ai massimi livelli si perdono anni e si bloccano investimenti ingenti utili per le famiglie, l'ambiente e lo sviluppo economico». «Anche ipotizzando - conclude Assindustria - che la localizzazione sia ormai definita occorre, prima di iniziare la costruzione, effettuare modifiche urbanistiche, fare la valutazione di impatto ambientale, progettare le opere per il risanamento del Padule. L'inizio dei lavori per i primi mesi del 2011 slitterà, mentre si avvicina il termine ultimo per la realizzazione dell'impianto che è il dicembre 2013. Riuscirà il tessuto economico dell'area a sostenere questa situazione fino a tale data? Ci sembra che, nonostante i vari proclami, la questione interessi molto poco, salvo poi rammaricarsi presso altri tavoli per la chiusura continua delle imprese e l'emorragia dei posti di lavoro».
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