Sicurezza
Al settore del vivaismo la parte del leone
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Un pastore munge una delle sue pecoreRilevante anche il peso delle imprese casearie montane
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MONTECATINI. Censire le aziende agricole della provincia significa innanzitutto censire le aziende vivaistiche: «Su circa 3.400 imprese agricole del nostro territorio - afferma Francesco Sossi, direttore della Coldiretti di Pistoia - 1.460 si occupano di vivaismo». Dal 2000, anno in cui si è svolto l'ultimo censimento generale, le caratteristiche del nostro vivaismo sono molto cambiate. «La novità più grande da dieci anni a questa parte è sicuramente la maggiore vocazione all'export - sostiene Sossi - Dai mercati extra Italia, le richieste sono aumentate in maniera progressiva. Questo ha portato due conseguenze principali: un adeguamento strutturale delle nostre aziende, che si sono dovute organizzare al meglio per rispondere efficacemente a questa domanda. L'altra, invece, è l'aumento della specializzazione a vasetteria: le piante in vaso sono, infatti, quelle più richieste all'estero. Attualmente il 30% della vivaistica pistoiese è coperta a vasetteria». Il settore vivaistico muove da solo una cifra compresa tra 400 e 500 milioni di euro l'anno. La superficie media di un'azienda è di circa 4 ettari. A rivestire un ruolo fondamentale sono però anche le aziende della montagna. «Ci dimentichiamo troppo spesso di queste realtà - sostiene Sossi - invece hanno un compito importantissimo: presidiare e tutelare il territorio, non solo attraverso una funzione produttiva, ma anche sociale». Le aziende montane sono specializzate soprattutto in produzione di latte e nella trasformazione diretta in formaggio. Queste imprese hanno spesso un'estensione molto grande, nell'ordine di 60-70 ettari: una superficie però non interamente coltivabile perché nella maggior parte dei casi coperta da boschi. «Se guardiamo all'ultimo censimento - precisa Sossi - possiamo anche notare una diminuzione della floricoltura. Si contano circa 200-300 aziende tra Pistoia e la Valdinievole. In particolare sono andate perdute alcune coltivazioni a vantaggio di altre: il garofano ad esempio ha lasciato il posto a piante come agrifoglio e pungitopo». Rispetto a dieci anni fa è invece rimasta pressoché uguale la dimensione delle aziende agricole tradizionali: imprese non necessariamente a conduzione familiare con 1-2 dipendenti ciascuna. Nell'agosto scorso Coldiretti, con voto unanime del consiglio provinciale, ha lasciato il Distretto vivaistico ornamentale pistoiese: alla base della frattura il mancato rispetto di un accordo siglato nel dicembre 2009 da tutte e tre le associazioni agricole.
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