Sicurezza
Risparmi spariti Chiesto il processo dell'impiegata
2 MINUTI DI LETTURA
Dal no al patteggiamento alla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura della repubblica. Ai primi di ottobre il giudice delle udienze preliminari deciderà per l'archiviazione o il processo nei confronti di Fausta Carli, 56 anni, di Monsummano, l'impiegata delle poste di Massa Cozzile accusata di truffa e appropriazione indebita. La Procura la vuole processare per gli ammanchi ai danni di decine di risparmiatori.
Tradotto in soldoni i numeri si aggirano sui 350mila euro spariti dai conti dei clienti e solo in parte rientrati con i rimborsi di Poste Spa. Nei mesi scorsi la donna, attraverso il suo legale, aveva presentato al gup, Matteo Zanobini, con il consenso della Procura, una richiesta di patteggiamento a 2 anni con la condizionale. Il giudice respinse l'ipotesi di rito alternativo ritenendo la pena troppo blanda. E così la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio, anche se la difesa in sede di udienza preliminare può sempre ricorrere al rito abbreviato che prevede, comunque, lo sconto di un terzo della pena. La donna, che sostiene di essere vittima di una forma patologica di shopping compulsivo, deve rispondere di truffa e appropriazione indebita nei confronti di quei clienti, in maggioranza anziani, che le avevano affidato i rispettivi tesoretti, salvo poi scoprire che i soldi, stimati in almeno 350mila euro, erano finiti nelle tasche dell'impiegata. Il giudice non ha ritenuto congrua la pena concordata tra accusa e difesa con la concessione delle attenuanti generiche all'imputata e la sospensione della pena. La storia dei raggiri nel piccolo ufficio postale esplose nell'estate 2009 con le prime denunce dei risparmiatori turlupinati. Stando all'accusa avrebbe fatto sparire non meno di 350mila euro dai conti di decine di risparmiatori sottraendo i soldi dai libretti o proponendo polizze e investimenti fittizi. In casa i carabinieri di Monsummano le sequestrarono centinaia di capi di abbigliamento di grandi firme ancora con l'etichetta.
Dal canto suo l'impiegata, ristretta anche per due mesi ai domiciliari, ha sempre riferito agli inquirenti, presentando perizie mediche, di essere affetta da una sorta di mania per gli acquisti e di essere in cura da una psichiatra. Sul fronte del recupero dei soldi spariti le verifiche interne su chi è stato defraudato dei propri risparmi vengono portate avanti e, nei casi più cristallini, l'ente non pone ostacoli alla restituzione del maltolto. Sono diversi i casi di rimborsi già liquidati. Per altre situazioni i risparmiatori alleggeriti si sono rivolti ai legali e formano la schiera di parti lese nel procedimento giudiziario. Se ci sarà il processo diventeranno parti civili da risarcire.
Tradotto in soldoni i numeri si aggirano sui 350mila euro spariti dai conti dei clienti e solo in parte rientrati con i rimborsi di Poste Spa. Nei mesi scorsi la donna, attraverso il suo legale, aveva presentato al gup, Matteo Zanobini, con il consenso della Procura, una richiesta di patteggiamento a 2 anni con la condizionale. Il giudice respinse l'ipotesi di rito alternativo ritenendo la pena troppo blanda. E così la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio, anche se la difesa in sede di udienza preliminare può sempre ricorrere al rito abbreviato che prevede, comunque, lo sconto di un terzo della pena. La donna, che sostiene di essere vittima di una forma patologica di shopping compulsivo, deve rispondere di truffa e appropriazione indebita nei confronti di quei clienti, in maggioranza anziani, che le avevano affidato i rispettivi tesoretti, salvo poi scoprire che i soldi, stimati in almeno 350mila euro, erano finiti nelle tasche dell'impiegata. Il giudice non ha ritenuto congrua la pena concordata tra accusa e difesa con la concessione delle attenuanti generiche all'imputata e la sospensione della pena. La storia dei raggiri nel piccolo ufficio postale esplose nell'estate 2009 con le prime denunce dei risparmiatori turlupinati. Stando all'accusa avrebbe fatto sparire non meno di 350mila euro dai conti di decine di risparmiatori sottraendo i soldi dai libretti o proponendo polizze e investimenti fittizi. In casa i carabinieri di Monsummano le sequestrarono centinaia di capi di abbigliamento di grandi firme ancora con l'etichetta.
Dal canto suo l'impiegata, ristretta anche per due mesi ai domiciliari, ha sempre riferito agli inquirenti, presentando perizie mediche, di essere affetta da una sorta di mania per gli acquisti e di essere in cura da una psichiatra. Sul fronte del recupero dei soldi spariti le verifiche interne su chi è stato defraudato dei propri risparmi vengono portate avanti e, nei casi più cristallini, l'ente non pone ostacoli alla restituzione del maltolto. Sono diversi i casi di rimborsi già liquidati. Per altre situazioni i risparmiatori alleggeriti si sono rivolti ai legali e formano la schiera di parti lese nel procedimento giudiziario. Se ci sarà il processo diventeranno parti civili da risarcire.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
