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Opposizione querelata per la Palagina

Opposizione querelata per la Palagina

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«Sia pure a passo di lumaca, la giustizia italiana procede inesorabile e al sottoscritto, dopo oltre due anni, è arrivata la citazione del tribunale per la causa intentata dal Comune a me e a tutto il gruppo consiliare del Pdl per il caso La Palagina»: così, il capogruppo del Popolo della Libertà annuncia la citazione in giudizio dopo le polemiche sull'esproprio Palagina.  «Ci rammarica - continua Rossi - constatare che l'amministrazione di Pieve spenda in avvocati, sia pure di grido e ideologicamente allineati, i soldi dei contribuenti, facendo perdere tempo ai giudici che dovrebbero occuparsi di ben altre più importanti cause.

Ci dispiace altresì che faccia perdere tempo e soldi anche ai rappresentanti del Pdl che, a differenza dell'amministrazione, le spese per la causa se le pagano di tasca propria». Sulla vicenda c'è comunque una riflessione dello stesso Rossi, sul fatto «che gli amministratori di un microscopico comune, rappresentanti di quella classe politica che sta sempre a ragionare di libertà d'opinione a rischio a causa del leader del nostro partito, abbiano sentito l'irrefrenabile bisogno di querelare per tappare la bocca al sottoscritto e agli altri consiglieri Pdl».  «È curioso poi - continua la nota - che il consigliere Giulietti, presente anch'esso alla famigerata conferenza stampa su La Palagina, sia uscito illeso da questa raffica di denunce.

Ci domandiamo quale nervo scoperto del Comune abbiamo toccato, perché soprattutto nella sede giusta - e cioè in aula consiliare - non ci siamo mai riguardati a criticare in maniera dura e aspra l'operato della giunta Alamanni. Abbiamo sempre fatto il nostro dovere, perseguendo una linea d'opposizione senza riserve, ma ritenevamo che in un Comune piccolo come Pieve fosse possibile mantenere la cosiddetta misura d'uomo, che permette anche in un consiglio di potersi aprire al confronto dialettico in maniera diretta e genuina. Evidentemente non è così, l'opposizione sgradita si elimina con altri strumenti, come se la sete non fosse di giustizia, ma di vendetta e di monito, qualora l'opposizione volesse ancora dire la sua in futuro».

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