Il Tirreno

Montecatini

Palloni da basket all'asta

Luca Signorini
Palloni da basket all'asta

Scricchiola la porta d'entrata. Il liscio bancone dell'accoglienza piagnucola. Buio è il magazzino. Gli uffici paiono tetri e abbandonati. Le uniche che brillano, pompose, sono le coppe, i trofei che l'Rb (l'ormai ex Rb) ha riportato a casa.

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MONTECATINI. Scricchiola la porta d'entrata. Il liscio bancone dell'accoglienza piagnucola. Buio è il magazzino. Gli uffici paiono tetri e abbandonati. Le uniche che brillano, pompose, sono le coppe, i trofei che l'Rb (l'ormai ex Rb) ha riportato a casa.

La sola nota di giubilo che sprigiona un qualche barlume di salvezza, di eccitante nostalgia. Per il resto, tutto decade. Decade dalle mani di una città, più che di una società, che per anni ha riposto le sue aspettative, le sue soddisfazioni sopra un parquet, dove e mirabolanti cestisti portavano in alto il nome di Montecatini. E ora tutto il materiale di segreteria dell'Rb, in un isolato ingresso posteriore del Palamadigan, passa di mano per poco meno di mille euro. La tesoreria non ha fatto sconti.

O meglio, ha fatto molto sconto a chi, la nuova Sporting Club 1949 di C dilettanti, si è aggiudicata l'ingente bottino. E l'antitesi è calzante. Fuori il sole caldo, cocente, segno di un'estate allettante; dentro una luce innaturale, spesso sovrastata da un malinconico buio, deprimente, simbolo di un ciclo finito e di una nuova, minore stagione ai nastri di partenza. Così è andato il destino, o forse gli investimenti sbagliati, o forse uno sbagliato progetto societario. Fatto sta che, da ieri, i 12 palloni marca Molten, il porta palloni in metallo e un autocarro Peugeot Ranch (immatricolato nel 2002) sono dello Sporting Club 1949 di Andrea Niccolai, Alberto Lupi e Riccardo Barni. Oltre, naturalmente, a quei mobili che compongono una qualsiasi stanza d'ufficio: si va dagli armadi alle scrivanie, dalle cassettiere alle poltrone, dalle stampanti ai computer.

E qui, dopo tali pensieri nefasti, alla mente ritornano le coppe, splendenti, che rimarranno nella disponibilità fisica dei vecchi padroni dell'Rb. Loro (diamoli un briciolo di umanità) non sono state vendute. Almeno loro. Perché poi, ieri pomeriggio, nemmeno un'asta vera e propria si è svolta. Niente prezzo di partenza e rilanci minimi. Niente affaristi stranieri decisi ad arricchirsi ed infilare ancor più il coltello nella ferita già aperta. Niente di tutto questo. Davanti all'ispettore giudiziario c'erano Luca Rotelli, ex team manager Rb, e i due nuovi (senza Niccolai) azionisti dello Sporting Club.

Sono bastate poche firme, poche occhiate, pochi sguardi. Rapido come una giravolta o un tiro da tre. E quelle cinque persone che si aggiravano per le stanze parlavano con voce fioca, borbottavano parole, avevano i capi chini. E mesti. E guardavano le coppe, pensavano al passato glorioso, riflettevano sul futuro tutto da scrivere.

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