Sicurezza
Lupica ribadisce che quella sui fonografi non è una tassa
«Legittimo il compenso a Scf» Il presidente replica alla Cna
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MONTECATINI. «Vorremmo chiarire in via definitiva che il pagamento a Scf non è una tassa sulla musica. Si tratta di un compenso legittimo e rappresenta la remunerazione per il lavoro svolto da artisti e produttori. La musica diffusa in pubblico è infatti un servizio aggiuntivo, apprezzato dagli operatori professionali a contatto con il pubblico, che giustamente ne fanno uso per arricchire e meglio ambientare la propria offerta. È chiaro quindi che per poter far uso di musica è necessario retribuire chi rende disponibile tale servizio.». Così Saverio Lupica, presidente di Scf Consorzio Fonografici, replica alla Cna provinciale che nei giorni scorsi era intervenuta suggerendo agli artigiani propri associati di non pagare i bollettini a loro recapitati. «Contrariamente a quanto affermato da Cna - prosegue Lupica - ricordiamo che il compenso richiesto da Scf è del tutto legittimo. Come da tempo avviene negli altri paesi europei, anche in Italia il pagamento dei "diritti discografici" è dovuto da chiunque utilizzi in pubblico musica registrata: così è stabilito dalla legge italiana sul diritto d'autore e dalle direttive dell'Unione Europea. Inoltre, di recente il Tribunale di Milano ha riaffermato con più sentenze che l'utilizzo di musica nell'ambito delle attività di impresa è per sua natura a scopo di lucro, e dunque oggetto di regolamentazione governativa. Infine, gli standard tariffari adottati da Scf sono tra i più bassi a livello europeo. Sono calcolati in base alla superficie del locale e tengono conto delle diverse forme di utilizzo di musica. Un esempio? Un'impresa con una superficie fino a 150 mq. pagherà un compenso annuale di circa 70 euro: una somma esigua a fronte della possibilità di diffondere nel proprio locale praticamente l'intero repertorio discografico pubblicato in Italia beneficiando così dei vantaggi offerti dalla musica». Scf ribadisce poi di avere la facoltà «di avvalersi delle normali procedure volte al recupero del credito, richiedendo alle imprese inadempienti il pagamento delle annualità pregresse. Definire tale attività "immorale" è decisamente fuori luogo. Risulta, invece, intollerabile l'atteggiamento di organismi di rappresentanza, come Cna, che incoraggiano gli associati ad adottare comportamenti in palese contrasto con la legalità. Tali istituzioni dovrebbero al contrario impegnarsi per promuovere un progressivo contesto di legalità che favorisca condotte in cui il lavoro creativo di artisti e produttori possa essere adeguatamente rispettato. Detto ciò rinnoviamo comunque a Cna la nostra disponibilità ad avviare un confronto al quale l'associazione si è finora sottratta».
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