Il Tirreno

Montecatini

Partorisce e le portano via il figlio

Pietro Barghigiani
Partorisce e le portano via il figlio

Ordinanza del tribunale dopo la relazione dei servizi sociali

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 PESCIA. L'ha messo al mondo e ha avuto appena il tempo di sentirlo piangere. Poi non ne ha saputo più nulla.  Non ha potuto stringerselo al petto. Non lo ha allattato e da quando è diventata mamma non ha più visto suo figlio.  Da allora chiede dov'è e come sta il suo bimbo. E nessuno ancora le ha detto la verità.  Un'ordinanza del tribunale per i minorenni di Firenze ha disposto l'allontanamento del neonato dalla mamma, interdetta e con problemi cognitivi ritenuti medio gravi dalle strutture Asl.  La firma sul documento è arrivata lo stesso giorno in cui la donna ha partorito. E così l'ingranaggio della burocrazia ha portato un'assistente sociale, accompagnata dai carabinieri in divisa, al Cosma e Damiano per dare corso all'ordinanza del tribunale.  Nel giro di poche ore il piccino è passato dalla maternità di Pescia al Meyer di Firenze. Una vicenda che ha indignato il legale della donna, che rappresenta anche il compagno e la mamma della puerpera da tempo nominata tutrice.  Contro il provvedimento l'avvocato Luigi Amoriello presenterà un'istanza di revoca già nell'udienza del 15 a Firenze davanti al giudice istruttore. È un procedimento avviato nei mesi scorsi dopo la segnalazione dei servizi sociali secondo i quali i genitori non sarebbero in grado di seguire il loro bambino.  «La mia cliente ha partorito lunedì scorso - esordisce il legale - e da allora non sa più nulla di suo figlio. Le hanno detto che ha avuto problemi di respirazione e si trova al Meyer. In parte è vero ma domani (oggi, ndr) il neonato verrà dimesso perché si è ristabilito e troverà posto in una struttura individuata dai servizi sociali e anche lei uscirà dall'ospedale. Ma non potrà vederlo».  La donna vive con il compagno per il quale il tribunale ha disposto una valutazione psicologica.  Per i servizi sociali, insomma, il bimbo rischia di vivere in una famiglia che non è in condizioni di educarlo e seguirlo al meglio.  «Non entro nel merito del giudizio che dovrà esprimere il tribunale e che vedrà anche i nostri consulenti fornire le opportune considerazioni - prosegue l'avvocato Amoriello -. Qui stiamo parlando di una donna che ha partorito e nello stesso giorno le è stato preso il figlio per portarlo altrove. C'erano tutte le condizioni per farle fare la mamma nei giorni del ricovero in ospedale. Era in un ambiente protetto e controllato. Quali pericoli poteva correre il neonato? Invece, si è preferito toglierle il bimbo che ora il padre può vedere solo attraverso un vetro. Una misura meno rigorosa, penso ad esempio ad incontri concordati in ambienti ospedalieri, avrebbe tutelato l'esigenza di una protezione ancora tutta da dimostrare e l'amore verso un figlio di una donna a cui è stata negata una parte fondamentale della maternità».  Anche sulla condizione di interdetta per la sua cliente il legale ha da ridire.  «È una persona semplice cresciuta in un ambiente di campagna - sottolinea l'avvocato -. Al limite poteva essere nominato un amministratore di sostegno. L'interdizione è eccessiva. E in ogni caso se le assistenti sociali e il tribunale ritengono che lei non sia in grado di seguire il figlio esistono sempre un padre e una nonna pronti ad accudirlo. Ma si è preferito mandare i carabinieri in ospedale».  

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