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Montecatini

Movimento per Montecatini sottolinea che i ricavi sono più bassi

Il vecchio piano industriale va completamente rivisto

Una recente visita al cantiere delle terme Leopoldine
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Una recente visita al cantiere delle terme Leopoldine

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 MONTECATINI. «Anche il bilancio 2009 delle Terme chiude con una perdita, sia pure inferiore ai numeri cui eravamo abituati. Su "Il Sole 24 Ore" si è letto di una perdita operativa di 800mila euro. Presto o tardi i dati saranno ufficiali, ma ad ogni modo ancora una volta il bilancio d'esercizio avrà prodotto un conto economico in consistente rosso».  Movimento per Montecatini torna a riflettere sulla situazione della Società terme, ricordando anche che il Piano industriale redatto nel 2007 «prevedeva per il triennio 2008/2010 i seguenti volumi di ricavi: 8.505.445 euro per il 2008 (i ricavi conseguiti furono poi 4.930.000), 11.209.747 per il 2009 (a fronte di ricavi conseguiti per 5.428.000), e 11.365.511 per il 2010. Ci pare dunque urgente rivederlo totalmente, visto che simili scostamenti tra ricavi un po' fantasiosamente previsti e realizzati minano alle fondamenta la struttura del piano stesso».  «Fa piacere - continua Mpm - leggere che nei primi 5 mesi la cura idropinica è cresciuta del 5% e le attività del Centro Benessere del 15%. Anche le Redi avranno apportato qualcosa. Ma questo aumento di ricavi è modesto in valore assoluto, e ci riesce difficile pensare che con 5-6 milioni di ricavi si possa sostenere una struttura che ne spende oltre due all'anno solo per i costi del personale. Questa situazione non può che aggravare il graduale esaurimento delle risorse finanziarie. E' quindi ovvio che l'azienda ponga adesso particolare attenzione sulla dismissione dei beni immobili».  Mpm non condivide poi l'opinione di chi disprezza l'ipotetica "ospedalizzazione" dell'area termale: «chiaro che l'eventuale moltiplicarsi di strutture sanitarie abbia poco a che vedere con lo sviluppo del turismo in senso stretto, ma non vedendo la fila di imprenditori interessati a investire, non pensiamo sia un'opzione turistica far concorrenza a Pompei, quando oltre all'intonaco e agli infissi cominceranno a venir giù i tetti degli edifici. Il problema è che alternative credibili per uno sviluppo turistico non legato ai flussi internazionali non abbondano. Poi: le Terme "gloriose" non erano curative? Dove sarebbe lo sconcio nel caso arrivassero capitali da privati tali da attivare una sorta di cittadella sanitaria, magari legata anche al benessere?».  «Sarebbe importante che a fronte della messa sul mercato di beni immobili ci fosse una chiara indicazione urbanistica da parte dell'amministrazione, che non presti il fianco ad ipotetiche speculazioni fatte nell'attesa di variazioni di destinazioni d'uso. L'attuale assessore all'Urbanistica, per la sua serietà personale, gode della nostra stima. Al contrario di questa amministrazione e le forze che la sostengono».

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