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Montecatini

Bancarotta, commerciante patteggia

A sinistra il maggiore della Finanza Pietro Vinco con il colonnello Massimo Prisco
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A sinistra il maggiore della Finanza Pietro Vinco con il colonnello Massimo Prisco

Pena di 2 anni e 4 mesi per la sparizione di 700mila euro

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BUGGIANO. Patteggia 2 anni e 4 mesi per concorso in bancarotta fraudolenta e chiude ogni pendenza nel procedimento per il quale sono ancora in carcere due persone e una è stata denunciata.  Rossano Pellegrini, di Buggiano, ex titolare della Emmegi Srl, ha definito la sua posizione nella vicenda in cui, per Guardia di finanza e Procura della Repubblica, sarebbero spariti 700mila euro ai danni di cinque istituti di credito della Valdinievole e di Pistoia.  Un fiume di soldi scomparsi nei rivoli di conti correnti e assegni monetizzati sui quali la Finanza avviò una serie di accertamenti scaturiti da una segnalazione bancaria riguardo a numerose operazioni sospette. Secondo l'accusa, coordinata dal procuratore capo Renzo Dell'Anno, il patrimonio della Emmegi Srl, dichiarata fallita nel 2007, era stato cannibalizzato da Pellegrini e da altri tre complici: Rocco Cardilli, pratese residente a Ferrara, la compagna russa Tatiana Chernikova, 42 anni, di Montecatini e Massimo D'Amaddio, 40enne di Pescia. Cardilli e D'Amaddio sono ancora in carcere. E proprio grazie alle operazioni sul conto corrente della donna, dove venivano movimentati gli assegni, è stato possibile dare la svolta alle indagini. Non era titolare di un'impresa eppure in quattro mesi la donna fece girare sul conto centinaia di migliaia di euro.  A quel punto la banca inoltrò la segnalazione agli organi di vigilanza. Pellegrini, difeso dall'avvocato Andrea Mitresi, negli interrogatori resi davanti alle Fiamme Gialle oltre a fornire la massima collaborazione per ricostruire origine e passaggi di denaro, ha sempre sostenuto di non essersi messo in tasca un euro.  Nell'ipotesi della Procura i 700mila euro, nei mesi precedenti il fallimento, sarebbero stati ottenuti producendo un falso contratto di vendita con una società inglese per oltre un milione di euro di tessuti.  Pellegrini avrebbe convinto le banche a fargli credito spiegando di aver bisogno di finanziamenti per comprare le materie prime da due ditte di tessuti. Una volta arrivati i soldi la cassa della Emmegi veniva svuotata anche con prelievi allo sportello per oltre 100mila euro e attraverso la richiesta di emissione alla banca di appoggio di assegni circolari per 600mila euro a favore di due imprese inesistenti, la Tessuti Veneti srl e la Bongioni Tessuti spa.

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