Palio, al Carmine la sfida dei rioni Tris in quattro anni
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Gli arcieri impegnati al tiro, il corteggio storico e i vincitori del Palio3 MINUTI DI LETTURA
Alla fine, per la terza volta in quattro edizioni, il rione del Carmine, con i suoi due arcieri Alessandro Ariani e Giacomo Di Natale, vince il Palio dei Quartieri di Montecatini Alto. Sconfitti i rioni di San Pietro, Porta di Borgo e Casina Rossa. Domenica, Di Natale, e il secondo miglior arciere, Marino Venturini della Casina Rossa, difenderanno i colori del colle alla Disfida dei Castelli della Grande Valdinievole. Risuonano i tamburi tra le vie del borgo. Volteggiano le bandiere. Un fiume di curiosi segue a passo lento lo storico corteo. Gli obbiettivi inquadrano. I turisti applaudono. Cavalieri e damigelle si tengono la mano. I drappi, elevati verso il cielo, si irradiano di luce vivida e calda. Ci sono i nobili che sfoggiano tuniche preziose. I contadini che si arrangiano. I bambini che sorridono. Gli sbandieratori e i tamburini del rione San Francesco di Pescia lanciano ritmi tribali, cadenze nomadi, suggestive. È il Medioevo che torna alla mente, in un colle fatto di viuzze lastricate, circondato da dolci e verdi colline. Montecatini Alto riscopre il valore della tradizione, riscopre il suo campanilismo. Non acceso, fonte di dissidi e di tensioni, ma intimo, veicolo di promozione e di partecipazione. L'unico che, nell'animo più degno, possa maturare quel senso di comunità, con la C maiuscola, ormai perduto, quasi dappertutto. Non importa chi, alla fine, abbia meritato il drappo. Gli arcieri si davano battaglia (con la b minuscola) davanti a tre paglioni e circondati da qualche centinaio di persone. Non importa quali siano i colori usciti indenni e vittoriosi, il loro successo è simbolico (ma non troppo). Il quarto Palio dei quartieri si nutre di competizione, vive sul costante primeggiare di un rione su un altro. Ma i veri soddisfatti, quelli più felici, sono gli anziani affacciati a balconi e finestre, sono i residenti, cresciuti nella Rocca, tra le impervie salite e le veloci discese. A loro (ma anche ai turisti, visibilmente divertiti e incuriositi, certi che ritorneranno) va il premio di una manifestazione giunta ormai al quarto anno, divenuta, nel tempo, un appuntamento di rilievo nella primavera della Valdinievole. Un evento che migliora e si fa più grande. Una cartolina per il colle. Basti vedere la rocca e il suo giardino. "Vestito" di utensili, tende, baldacchini risalenti al XIII e XIV secolo. Bruciano i focolari e i bracieri. Si affilano le lance, le spade, le frecce e i pugnali. Si ammira, chiedendosi a che cosa servisse, un mantelletto, un'arma d'assedio con fessura, dove l'arciere, dopo aver preso la mira, aveva tre secondi per scoccare la freccia, c'era in ballo la sua vita (e una fetta di vittoria). Chi, con l'arco, ha a che fare oggi, non deve preoccuparsi dell'incolumità, propria e degli altri, basta che "spari" la saetta, sperando di fare centro (e di far levare applausi di ammirazione). Vale la vittoria.
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