Attenzione
Firme per dire addio a Pistoia
Francesca Maltagliati
Esponenti del mondo politico e culturale chiedono un referendum
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PESCIA. L'idea di passare alla provincia di Lucca si fa per la città più concreta e da "provocazione" diventa una "proposta politico-programmatica". L'idea era venuta circa un mese fa dai membri di Pescia Democratica che, in questo modo, volevano denunciare «il disinteresse e la scarsa attenzione delle istituzioni verso Pescia e la Valdinievole nel suo complesso». Sotto accusa soprattutto la Provincia di Pistoia. Oggi quella proposta comincia ad assumere dei tratti più concreti, avendo portato alla stesura di un manifesto, in cui sono elencate motivazioni e opportunità, e alla formazione di un comitato promotore, ancora in fieri, ma che ha già raccolto una cinquantina di firme. Inoltre, pare che la proposta abbia intercettato l'interesse di alcuni esponenti del mondo culturale, economico e politico lucchese che vedono in Pescia un'area strategica per lo sviluppo economico, grazie soprattutto alla presenza di Collodi. «Abbiamo fatto la nostra proposta - dice Andrea Giuntoli, presidente di Pescia Democratica - per cercare una nuova via allo sviluppo della nostra città e, in breve, ci siamo accorti ha cominciato a formarsi un movimento di consenso. Crediamo quindi che sia opportuno capire se ci sono le condizioni per ampliare questo movimento, al di là degli schieramenti politici, per dar vita a un percorso fattivo per il passaggio alla Provincia di Lucca». I motivi che, per i promotori, spingono verso questo cambiamento diversi: «Lucca ha sempre guardato alla Valdinievole - dice Antonio Maria Onori, fra i firmatari - come a un'area di interesse. È un dato storico fondato su questioni economiche e su una contiguità geografica. La Provincia di Pistoia invece ha teso a incentrare le risorse al di là del Serravalle e non a ridistribuirle. La sua risposta ai bisogni economici di Pescia è sempre stata inadeguata». E vengono citati come esempi di questo abbandono, il Parco di Pinocchio privo di concreti progetti di rilancio, il florovivaismo, posto in secondo piano rispetto al vivaismo, la scarsa attenzione sulla questione ospedale che, pur non essendo di sua competenza, poteva ricevere sostegno anche dalla Provincia. A sostenere l'idea del passaggio alla Provincia di Lucca c'è anche Massimo Bulckaen, lucchese, medico dell'ospedale di Pesca, candidato in passato alla carica di sindaco di Lucca, con molti contatti nel mondo economico e amministrativo della provincia lucchese: «In questi anni di lavoro a Pescia mi sono accorto che il cordone ombelicale che lega la città a Lucca non si è mai rotto. Non si tratta però di una proposta nostalgica, ma di un'operazione politica che ha un suo spessore. Il fatto poi che venga ora, in un momento in cui sempre più si parla della possibile costituzione dell'area metropolitana ha un senso». La paura di molti è, infatti, anche quella di diventare ancor più l'ultimo anello della catena, nel momento in cui la provincia di Pistoia e quella di Prato confluissero entrambe nell'area metropolitana, gestita centralmente da Firenze. I prossimi passi del nascente comitato saranno l'organizzazione di un incontro pubblico con i pesciatini (a giugno) per sondare la reale possibilità di indire un referendum popolare, per cui sono sufficienti mille firme.
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