Il Tirreno

Montecatini

«Una mazzata chiamata Coop»

Francesca Maltagliati
Una panoramica di via Indipendenza, la strada che attraversa Borgo a Buggiano
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Una panoramica di via Indipendenza, la strada che attraversa Borgo a Buggiano

Per i negozianti borghigiani il nuovo centro ha dato il colpo di grazia

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 BUGGIANO. A dare la botta finale ci ha pensato la Coop. Su questo sembrano essere tutti d'accordo i commercianti di Borgo, anche coloro per cui gli affari vanno bene: bar, tabacchi ed edicole, che dalla concorrenza della grande distribuzione non sono toccati più di tanto. Prosegue a Buggiano l'inchiesta del nostro quotidiano sull'andamento del piccolo commercio in Valdinievole.  Inchiesta che ha rivelato, finora, il profondo stato di crisi subito da queste attività. Pescia, Ponte Buggianese o Chiesina Uzzanese, la storia è sempre la stessa: gli affari vanno male e negli anni le cose sono solo peggiorate. E Borgo a Buggiano non è da meno.  Qui, in Corso Indipendenza, il viale che attraversa tutto il paese, ci sono ancora molte attività che sopravvivono, ma sono state molte di più quelle che negli anni hanno mollato. I piccoli alimentari, soprattutto, sono diventati una rarità e sono lontani i tempi in cui se ne trovava uno ogni venti metri. Per fortuna della signora Antonella Cinelli le cose vanno abbastanza bene. Ha preso in gestione da circa un anno il Caffè del Corso, da tutti conosciuto da sempre come Bar Bernardi: «Qui mi trovo bene e per fortuna noi lavoriamo. Io sono di Pescia, ma sono sposata con un borghigiano da trent'anni e posso dire di aver visto il paese svuotarsi dalle piccole attività. Noi siamo un settore che non è stato toccato dalla concorrenza dei centri commerciali, ma le altre attività molto probabilmente sì».  La cosa non stupisce visto che a poche centinaia di metri dal centro troviamo la nuova Coop. Andando verso Montecatini si incontrano poi, nell'arco di cinque chilometri, il discount Dico, l'Esselunga e la Conad, mentre andando verso Ponte Buggianese, bastano due chilometri per arrivare all'Ipercoop. Ma altri centri commerciali si trovano anche a Pescia e ultimamente si parla di nuove aperture a Monsummano.  «I cambiamenti sono stati tanti e tutti in peggio», dice Anna Ferroni, che gestisce l'edicola Newspaper, proprio di fronte al Caffè del Corso, da ben quindici anni. Anche lei ha visto chiudere con il tempo tante piccole attività: «Oramai sono cambiate le abitudini delle persone. Si va via di casa la mattina e si torna la sera. Non si fa più la vita di paese e la gente, quando esce dal lavoro, fa prima a fermarsi al supermercato dove trova tutto ciò di cui ha bisogno. Non credo si possa dar la colpa a nessuno di questo cambiamento. Anche la decisione di far nascere quest'altra Coop, se è stata presa, si vede che probabilmente era inevitabile, ma certo ha dato la mazzata finale a tante attività».  Di questa mazzata se ne è accorto bene Fabrizio Carnicelli, che gestisce la macelleria "Da Fabrizio e Laura" da ventitré anni e forse nel 2011 lascerà il lavoro: «Il prossimo anno raggiungo i 40 anni di contributi e mi sa che se continua così chiudo bottega. In realtà mi piacerebbe continuare, perché sono ancora giovane per andare in pensione. Si vedrà, non si può mai dire in futuro quello che sarà, ma il fatto è che per noi, dall'apertura della Coop, tutto è cambiato. Ho l'impressione che il mio mestiere, come molti altri simili al mio, siano destinati a morire».  Altri due "sopravvissuti" alla moria di attività sono i coniugi Giovannini, gestori da più di quarant'anni dell'omonima pasticceria, un pezzo di storia del paese. La pasticceria infatti ha oramai oltre un secolo di vita ed è sempre stata gestita dalla famiglia Giovannini. Qui si producevano e si continuano a produrre quelli che vengono chiamati i "biscotti della salute", una specialità artigianale di cui proprio la pasticceria Giovannini, insieme a suo tempo anche al Bernardi, è stata tra i primi produttori (e fra i suoi clienti vantava anche la casa reale).  «Il commercio - dice la signora Giovannini - non sta andando per niente bene e la botta finale ce l'ha data la Coop. Per noi, ormai non è più un problema. Abbiamo lavorato intensamente quando il lavoro c'era e oggi continuiamo più per passione che per altro. Però se dovessi cominciare da zero avrei delle serie preoccupazioni».  Sempre in Corso Indipendenza troviamo anche il negozio di Marco Sinibaldi, fotografo, e non solo si potrebbe dire, perché, per fronteggiare le difficoltà economiche ha dovuto industriarsi: «Bisogna diversificare l'offerta e così, oltre che fotografo, sono diventato anche rivenditore di computer. Purtroppo le cose sono cambiate: le spese di gestione aumentano sempre, mentre gli incassi diminuiscono. Così per tirare avanti devi sforzarti, dare un servizio migliore, più attento al cliente rispetto alla grande distribuzione, e poi abbassare i prezzi, accontentandosi di ricarichi a volte irrisori. Insomma cerco di destreggiarmi».

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