Sicurezza
Espatriato per gli alimenti non pagati
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Il comandante di compagnia Alfredo Antro ha illustrato l’operazione e il meccanismo del mandato di arresto europeoMandato d'arresto europeo eseguito dai carabinieri di Pescia
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PESCIA. Un anno e sei mesi di carcere: questa la pena che un artigiano rumeno di 43 anni, residente a Pescia, dovrà scontare nel suo paese di origine, dove è stato condannato per mancato pagamento dei contributi e abbandono della famiglia. L'uomo è stato arrestato deu giorni fa dai carabinieri della stazione di Pescia, in esecuzione del mandato di arresto europeo emesso su richiesta del tribunale di Hirlau, in Romania, e condotto all'aereoporto di Fiumicino dove ad attenderlo c'erano gli agenti della polizia rumena. L'uomo era stato rintracciato dai militari nella sua abitazione, dopo alcuni giorni di ricerche avviate in seguito alla segnalazione del servizio per la Cooperazione internazionale di polizia del ministero dell'Interno. Si tratta della quarta esecuzione a Pescia di un mandato di arresto europeo: si tratta di uno strumento operativo (recepito nel nostro ordinamento nel 2005) in materia di cooperazione giudiziaria e penale, prevista dal trattato sull'Unione Europea. In questo caso la richiesta dell'autorità giudiziaria rumena è stata trasmessa dal ministero alla Corte d'Appello di Firenze che, con apposita sentenza, dopo aver verificato le condizioni per l'accoglimento della richiesta, ha disposto la consegna dell'interessato alle autorità rumene. Si trattava, in questo caso, di un Mae (acronimo di mandato di arresto europeo) "passivo", in quanto la richiesta arrivava alle autorità italiane da parte di un altro paese del trattato di Schengen, mentre nel caso opposto (richiesta dall'Italia verso un altro paese) si sarebbe dovuto parlare di Mae "attivo".
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