Finanza
L’inchiesta/3
«Arrivare a Collodi è un'impresa»
Francesca Maltagliati
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Una delle immagini simbolo del paese di Collodi: il giardino storico di Villa GarzoniProsegue l'inchiesta del Tirreno sui vari quartieri pesciatini, per evidenziare i problemi del territorio attraverso il punto di vista dei commercianti. Dopo la zona Duomo e gli Alberghi, oggi tocca a Collodi. Qui nuove e vecchie problematiche si intrecciano
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PESCIA. Prosegue l'inchiesta del Tirreno sui vari quartieri pesciatini, per evidenziare i problemi del territorio attraverso il punto di vista dei commercianti. Dopo la zona Duomo e gli Alberghi, oggi tocca a Collodi. Qui nuove e vecchie problematiche si intrecciano. C'è chi critica il nuovo senso di circolazione imposto dopo l'apertura della strada panoramica e chi, invece, pensa che il cambiamento abbia reso il traffico più scorrevole. C'è chi vorrebbe più feste ed eventi per riportare visitatori e un parco di Pinocchio più attraente per i turisti. Ma sentiamo cosa dicono i commercianti. Monica Baroni, titolare del Panificio Selvaggi, non ha dubbi, i nuovi sensi di marcia sono un problema: «Ci hanno isolato e chi viene dalla parte di Lucca deve fare il giro del mondo per arrivare. Anche tante attività vicino al semaforo hanno ridotto la clientela. Le persone che venivano dalla zona di San Gennaro non vengono più a comprare il pane. Non si possono fare 7 chilometri per comprare mezzo chilo di pane». La signora non si riferisce soltanto a via delle Cartiere, ma anche a via Maestri del Lavoro, la strada delle scuole, dalla quale si può solo uscire dal paese e non più entrare. Così, da San Gennaro, per arrivare a Collodi si deve superare il semaforo, passare da Ponte all'Abate, attraversare la rotonda e risalire dalla panoramica. Dello stesso parere è Alvaro Lupi, che aiuta la moglie a gestire la mesticheria Baiocchi, in piazza San Bartolomeo: «È un controsenso che ci siano tre strade per venire a Collodi ma se ne possa percorrere una sola». Lupi affronta poi il problema delle vendite, che negli anni sono progressivamente calate: «Da dieci anni a questa parte gli incassi sono sempre diminuiti. Visto il tipo di attività che abbiamo i clienti sono più o meno gli stessi, è il potere d'acquisto che è diminuito. Il primo anno di apertura del negozio compravamo venti milioni (in lire) di vernice, oggi soltanto sette». Parla invece della mancanza di eventi «per riportare la gente in piazza» Lorenzo Lazzari, che, insieme alla famiglia, gestisce l'omonimo negozio: «Qui pare che alle sette di sera ci sia il coprifuoco. Dovrebbero organizzare delle feste o delle sagre. Il problema è che quando qualcuno prova a far qualcosa c'è sempre qualcun altro che ha da ridire. C'è rimasto solo il cinema all'aperto d'estate». Affronta la questione del Parco di Pinocchio Monica Raffaelli, titolare dell'alimentari L'Albero della Frutta: «Sento spesso critiche delle famiglie che escono deluse dalla visita». «Ci chiedono se il parco sia tutto qui», fa eco Teresa, che lavora nel negozio con Monica. Quest'ultima racconta anche di quella volta che una signora, tornata a Collodi dopo oltre vent'anni, le ha detto di «essere tornata indietro nel tempo, visto che le cose non erano cambiate di una virgola». «C'è anche chi torna e dice di aver trovato peggio di quando era venuto la prima volta», aggiunge Adriana Niccolai, cliente dell'alimentari, che vive a Collodi e che in paese ha gestito un'attività commerciale per anni. La mancanza di parcheggi è la questione sollevata da Adriano Ciampi, titolare del Bar Pinocchio, proprio di fronte al giardino di Villa Garzoni: «Come ogni anno, con l'apertura della stagione turistica, se le cose andranno bene come speriamo, ci sarà il problema dei parcheggi». Parla poi della riqualificazione della Cartiera Panigada che, proprio a ridosso del parco, rovina completamente il paesaggio dato il suo stato di degrado: «Non è certo un bello spettacolo, e poi è uno spreco perché potrebbe essere riutilizzata in molti modi». Tornano a parlare del parco Cristiana e Daniela Chesi, stesso cognome, ma nessuna parentela. Entrambe gestiscono uno dei chioschi di souvenir all'entrata del parco, e fanno parte della cooperativa "Pinocchio Store", che raggruppa vari commercianti del luogo e la Fondazione Collodi: «I turisti si lamentano del prezzo troppo alto e delle condizioni del parco. Manca un'adeguata manutenzione. Inoltre non troviamo mai la collaborazione che vorremmo da enti e istituzioni ogni volta che organizziamo qualcosa. Ci sforziamo e cerchiamo di fare eventi e feste per portare un po' di gente a Collodi, anche autotassandoci, e puntualmente troviamo qualcuno che si oppone». Ma le due commercianti non demordono e annunciano un'iniziativa organizzata per il weekend di Pasqua: una festa dedicata soprattutto ai più piccoli, con ragazzi mascherati da personaggi delle fiabe che saranno in giro per il paese a fare scherzi.
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