Il dolore
Una ragazza denuncia
Licenziata dopo un tumore
David Meccoli
◗
Valeria Rubino con Vincenzo Scotellaro responsabile della CgilVent'anni, un tumore e un posto di lavoro cancellato "per giusta causa". Tre ingredienti che, messi insieme, sembrano in netta contraddizione l'uno con l'altro (perché ammalarsi così gravemente a vent'anni? E come si fa ad appellarsi alla giusta causa per un licenziamento in una situazione come questa?)
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MONTECATINI. Vent'anni, un tumore e un posto di lavoro cancellato "per giusta causa". Tre ingredienti che, messi insieme, sembrano in netta contraddizione l'uno con l'altro (perché ammalarsi così gravemente a vent'anni? E come si fa ad appellarsi alla giusta causa per un licenziamento in una situazione come questa?).
Eppure la storia non ha niente di surreale: protagonista (suo malgrado) Valeria Rubino, (ormai) ex impiegata alla Bottega del gelato di corso Roma. Valeria, montecatinese, compirà 21 anni a maggio.
Nel febbraio del 2008 è entrata alla Bottega come tirocinante e dopo sette mesi è stata assicurata dall'azienda in qualità di apprendista. In ottobre, però, si ammala: la diagnosi parla di tumore al sistema linfatico. Da lì in avanti comincia un periodo durissimo per lei, che l'ha vista in terapia per quasi tutto il 2009.
Lo scorso settembre a Valeria scadeva la conservazione del posto di lavoro. E dopo qualche settimana l'amara sorpresa, nella fattispecie di una lettera di licenziamento "per giusta causa".
«L'azienda - spiega Vincenzo Scotellaro, coordinatore Cgil Valdinievole - non ha accettato di prolungare ulteriormente l'aspettativa dovuta a gravi problemi di salute. E questo nonostante l'atto non sarebbe costato nulla al datore di lavoro, visto che si sarebbe trattato solo del mantenimento del posto a costo zero e nel frattempo avrebbe potuto assumere un sostituto a tempo determinato. Abbiamo parlato con il consulente aziendale, che alla nostra richiesta di spiegazioni ha risposto che non c'erano più i presupposti per proseguire il rapporto di lavoro e che la domanda di prolungamento dell'aspettativa era stata presentata dalla lavoratrice in ritardo».
«Con il titolare dell'azienda - racconta Valeria Rubino - c'era sempre stato un buon rapporto. Per questo quando sono stata licenziata mi sono sentita pugnalare alle spalle. Si è approfittato di un momento di mia debolezza e ha iniziato a cambiare comportamento nei miei confronti, accennando a un possibile licenziamento. Aveva paura che non ritornassi più al lavoro e mi chiedeva quando sarei stata in grado di lavorare. Mi è crollato il mondo addosso e non sapevo come difendermi: già non mi sentivo più uguale agli altri ragazzi della mia età, poi mi sono sentita anche inutile».
«In questi anni - dice ancora Scotellaro - sono venuti a mancare i valori nel mondo del lavoro. In questo caso non si è tenuto conto di una situazione che vede una ragazza di 20 anni impegnata a vincere la battaglia sulla malattia. Sono cose che lasciano sconvolti e alle quali non mi ero mai trovato davanti in tanti anni di lavoro. Speriamo che almeno la voglia di lottare non le sia venuta meno». Sulla vicenda sarà il giudice del lavoro a dire l'ultima parola. In commissione di conciliazione il sindacato ha rinnovato all'azienda la richiesta a ritirare il licenziamento, ma questa non ha accettato.
Eppure la storia non ha niente di surreale: protagonista (suo malgrado) Valeria Rubino, (ormai) ex impiegata alla Bottega del gelato di corso Roma. Valeria, montecatinese, compirà 21 anni a maggio.
Nel febbraio del 2008 è entrata alla Bottega come tirocinante e dopo sette mesi è stata assicurata dall'azienda in qualità di apprendista. In ottobre, però, si ammala: la diagnosi parla di tumore al sistema linfatico. Da lì in avanti comincia un periodo durissimo per lei, che l'ha vista in terapia per quasi tutto il 2009.
Lo scorso settembre a Valeria scadeva la conservazione del posto di lavoro. E dopo qualche settimana l'amara sorpresa, nella fattispecie di una lettera di licenziamento "per giusta causa".
«L'azienda - spiega Vincenzo Scotellaro, coordinatore Cgil Valdinievole - non ha accettato di prolungare ulteriormente l'aspettativa dovuta a gravi problemi di salute. E questo nonostante l'atto non sarebbe costato nulla al datore di lavoro, visto che si sarebbe trattato solo del mantenimento del posto a costo zero e nel frattempo avrebbe potuto assumere un sostituto a tempo determinato. Abbiamo parlato con il consulente aziendale, che alla nostra richiesta di spiegazioni ha risposto che non c'erano più i presupposti per proseguire il rapporto di lavoro e che la domanda di prolungamento dell'aspettativa era stata presentata dalla lavoratrice in ritardo».
«Con il titolare dell'azienda - racconta Valeria Rubino - c'era sempre stato un buon rapporto. Per questo quando sono stata licenziata mi sono sentita pugnalare alle spalle. Si è approfittato di un momento di mia debolezza e ha iniziato a cambiare comportamento nei miei confronti, accennando a un possibile licenziamento. Aveva paura che non ritornassi più al lavoro e mi chiedeva quando sarei stata in grado di lavorare. Mi è crollato il mondo addosso e non sapevo come difendermi: già non mi sentivo più uguale agli altri ragazzi della mia età, poi mi sono sentita anche inutile».
«In questi anni - dice ancora Scotellaro - sono venuti a mancare i valori nel mondo del lavoro. In questo caso non si è tenuto conto di una situazione che vede una ragazza di 20 anni impegnata a vincere la battaglia sulla malattia. Sono cose che lasciano sconvolti e alle quali non mi ero mai trovato davanti in tanti anni di lavoro. Speriamo che almeno la voglia di lottare non le sia venuta meno». Sulla vicenda sarà il giudice del lavoro a dire l'ultima parola. In commissione di conciliazione il sindacato ha rinnovato all'azienda la richiesta a ritirare il licenziamento, ma questa non ha accettato.
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