Il Tirreno

Montecatini

Vallanzasca semilibero

«Decisione sconcertante»

Pietro Barghigiani
L’appuntato della polizia stradale, Bruno Lucchesi
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L’appuntato della polizia stradale, Bruno Lucchesi

«Di fronte a notizie del genere si rimane sconcertati e tristi». Da ieri mattina l'uomo condannato a quattro ergastoli e 260 anni di carcere, anche con l'accusa di avergli ucciso il padre, può uscire dal carcere alle 7 e rientrare alle 19. Per l'ordinamento penitenziario Renato Vallanzasca, 60 anni, di cui 40 passati in cella, è un detenuto semilibero

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MONTECATINI. «Di fronte a notizie del genere si rimane sconcertati e tristi». Da ieri mattina l'uomo condannato a quattro ergastoli e 260 anni di carcere, anche con l'accusa di avergli ucciso il padre, può uscire dal carcere alle 7 e rientrare alle 19. Per l'ordinamento penitenziario Renato Vallanzasca, 60 anni, di cui 40 passati in cella, è un detenuto semilibero.

Il dolore. Lui, Armando Lucchesi, 52 anni, di Capannori, figlio dell'appuntato della polizia stradale Bruno Lucchesi, ucciso a 53 anni in un conflitto a fuoco al casello di Montecatini, mantiene il pudore di chi lascia per sé la pena immensa per la morte di un genitore. Divenne orfano a 18 anni quando, secondo la verità dei tribunali, Vallanzasca sparò al padre dopo essere stato scoperto alla guida di una Bmw con la targa rubata a una moto. Da allora con le due sorelle Carolina e Maria Antonietta e la madre Nativa Bertocchini, residenti tra Lunata e Capannori, coltiva la memoria del papà cercando di rimuovere le gesta di quello che negli anni Settanta era il pericolo pubblico numero uno.

La semilibertà. La tragedia al casello si consumò il 23 ottobre 1976. Per Vallanzasca un morto in più nel suo macabro curriculum. Per la famiglia Lucchesi la perdita di un marito e di un papà di tre figli obbligati a crescere in fretta.
«La decisione di concedergli la semilibertà non mi trova d'accordo - spiega in tono pacato Armando Lucchesi -. Non c'è solo la morte di mio padre. Ha commesso tanti altri omicidi e si macchiato di reati che restano indelebili. Ma la legge è questa. Basta pensare a quel ragazzo che aveva ucciso la mamma e il figlio della sua amica. È uscito dopo 9 anni».

La versione del bandito. L'omicidio di Bruno Lucchesi è l'unico di cui Vallanzasca non vuole assumersi la responsabilità. Sequestratore, rapinatore a mano armata, omicida, protagonista di clamorose evasioni, tentate e riuscite. Spietato contro gli infami che tradiscono. Eppure il bel René nel caso Lucchesi si è sempre proclamato innocente.
Per Vallanzasca l'appuntato fu ucciso da un altro uomo, che il detenuto dice di conoscere, ma di cui non ha mai svelato l'identità. Un uomo che viaggiava verso Foggia con una patente falsa da consegnare al bandito che attendeva il documento per concludere il sequestro del figlio del vicepresidente del Foggia Calcio. Al controllo di polizia, il guidatore che Vallanzasca sostiene non essere lui, per sbaglio esibì la patente preparata per il boss e gli eventi precipitarono. I giudici non gli hanno mai creduto.
«Troppo facile dire certe cose ora - aggiunge Lucchesi -. Perché non ha dato subito questa versione?».

Il film. La storia di Renato Vallanzasca raccontata dai furti nel quartiere milanese della Comasina, quando frequentava le elementari, ai colpi in banche e ai portavalori di mezza Italia, diventerà un film diretto da Michele Placido con l'attore Kin Rossi Stuart nel ruolo del bandito. La lavorazione è quasi finita. La pellicola si ispira al libro autobiografico "Il fiore del male" uscito oltre dieci anni fa. Tra le frasi del Vallanzasca-pensiero una in particolare sembra fatta apposta per il suo epitaffio: «C'è chi nasce per fare lo sbirro, chi lo scienziato, chi per diventare Madre Teresa di Calcutta. Io sono nato ladro».

«Solo dimenticare». «Non ho letto il libro e non so se vedrò il film - precisa Lucchesi -. Di film che raccontano di banditi ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno. Con le mie sorelle cerchiamo di dimenticare, si fa per dire, quello che è successo a papà e ciò che fa Vallanzasca. Mia madre ha 81 anni e meno sente parlare di quell'uomo e meglio sta».

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