Finanza
EVASIONI
Inps, boom dell'evasione
Pietro Barghigiani /
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L’ingresso della sede provinciale dell’InpsImpennata di evasione contributiva in provincia. Rispetto al 2008 l'anno appena trascorso ha visto un incremento del 35 per cento delle aziende che si sono dimenticate di versare i contributi all'istituto di previdenza
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MONTECATINI. Impennata di evasione contributiva in provincia. Rispetto al 2008 l'anno appena trascorso ha visto un incremento del 35 per cento delle aziende che si sono dimenticate di versare i contributi all'istituto di previdenza. La filosofia del "non ti pago" viene applicata anche all'Inps che si attiva diffidando le aziende al pagamento e, in caso di mancato riscontro, segnalandole alla Procura.
È un reato penale non pagare i contributi omettendo anche di versare la quota trattenuta dagli stipendi dei dipendenti.
L'imprenditore rischia un processo per appropriazione indebita e dovrà comunque sottostare all'azione dell'Inps che, sull'evasione accertata, si attiverà per recuperare i soldi non versati a forza di decreti ingiuntivi e azioni esecutive.
I numeri. In provincia, a fine 2009, risultavano attive 8.756 le aziende con dipendenti. Di queste, stando ai dati forniti dalla sede provinciale dell'istituto di previdenza, nei 12 mesi dell'anno appena trascorso, mediamente l'8 per cento, ha mostrato difficoltà a rispettare la scadenza del 16 del mese successivo a quello di riferimento, per il pagamento dei contributi di cui al modello Dm10.
Le denunce contributive mensili che, in relazione al numero di aziende attive, sono arrivate all'Inps nel 2009, sono state 105mila circa; di queste, circa 9100 sono risultate non pagate entro la scadenza e, per 7000 di queste, per il mancato pagamento nei periodi immediatamente successivi all'avvenuta scadenza, è partita l'emissione della lettera di diffida in cui si evidenzia la possibile denuncia alla Procura della Repubblica.
Le diffide. Spiega il direttore dell'Inps, Luciano Contini: «Uno strumento che si sta rivelando efficace per il recupero dei versamenti contributivi omessi è quello della lettera di diffida. Nel caso in cui un'azienda non versi il dovuto attraverso il Dm10 inviamo una diffida con la quale la informiamo dell'inadempienza e dei termini entro cui saldare per evitare la denuncia penale. Se nei successivi tre mesi non avviene il pagamento parte la segnalazione alla Procura della Repubblica». Dall'esperienza maturata finora a Pistoia la tendenza è che le alcune imprese nei 90 giorni di tempo che seguono la diffida e precedono l'eventuale denuncia si decidono a pagare. Quante sono? Diciamo un 12 per cento prendendo come riferimento gli importi evasi.
Il reato. Non versare i contributi previdenziali è reato o solo irregolarità amministrativa? È reato, ma solo se si omette di versare anche la quota che le aziende trattengono dallo stipendio dei dipendenti e che, per loro conto, pagano agli istituti di previdenza. Di fatto, viene punito con una multa e con la reclusione fino a tre anni (secondo quanto previsto dal decreto 463 del 1983, poi modificato dal decreto 211 del 1994) come se fosse un'appropriazione indebita, nel senso che si tratta di denaro dei dipendenti che l'impresa trattiene ma non versa.
Debito a rate. «Senza dubbio sono numeri che evidenziano un affanno - aggiunge il direttore Contini -. La crescita del numero di denunce contributive inevase alle scadenze previste è sintomo di difficoltà. Magari l'azienda pensa di lasciare in sospeso i contributi per poi sanare la situazione più avanti. Per venire incontro alle necessità di quanti non ce la fanno a pagare sono previste forme di dilazione. Devo dire che anche da noi la richiesta dei versamenti rateizzati è consistente».
Rispetto al 2008 è aumentata del 75 per cento. Numeri piccoli in senso assoluto, da 80 a 140 ditte, ma pur sempre significativi di quanto il fardello della crisi si faccia sentire.
Qualche imprenditore non smette di sperare che passato il brutto momento potrà ripartire. E chiede di prendere fiato con le rate.
È un reato penale non pagare i contributi omettendo anche di versare la quota trattenuta dagli stipendi dei dipendenti.
L'imprenditore rischia un processo per appropriazione indebita e dovrà comunque sottostare all'azione dell'Inps che, sull'evasione accertata, si attiverà per recuperare i soldi non versati a forza di decreti ingiuntivi e azioni esecutive.
I numeri. In provincia, a fine 2009, risultavano attive 8.756 le aziende con dipendenti. Di queste, stando ai dati forniti dalla sede provinciale dell'istituto di previdenza, nei 12 mesi dell'anno appena trascorso, mediamente l'8 per cento, ha mostrato difficoltà a rispettare la scadenza del 16 del mese successivo a quello di riferimento, per il pagamento dei contributi di cui al modello Dm10.
Le denunce contributive mensili che, in relazione al numero di aziende attive, sono arrivate all'Inps nel 2009, sono state 105mila circa; di queste, circa 9100 sono risultate non pagate entro la scadenza e, per 7000 di queste, per il mancato pagamento nei periodi immediatamente successivi all'avvenuta scadenza, è partita l'emissione della lettera di diffida in cui si evidenzia la possibile denuncia alla Procura della Repubblica.
Le diffide. Spiega il direttore dell'Inps, Luciano Contini: «Uno strumento che si sta rivelando efficace per il recupero dei versamenti contributivi omessi è quello della lettera di diffida. Nel caso in cui un'azienda non versi il dovuto attraverso il Dm10 inviamo una diffida con la quale la informiamo dell'inadempienza e dei termini entro cui saldare per evitare la denuncia penale. Se nei successivi tre mesi non avviene il pagamento parte la segnalazione alla Procura della Repubblica». Dall'esperienza maturata finora a Pistoia la tendenza è che le alcune imprese nei 90 giorni di tempo che seguono la diffida e precedono l'eventuale denuncia si decidono a pagare. Quante sono? Diciamo un 12 per cento prendendo come riferimento gli importi evasi.
Il reato. Non versare i contributi previdenziali è reato o solo irregolarità amministrativa? È reato, ma solo se si omette di versare anche la quota che le aziende trattengono dallo stipendio dei dipendenti e che, per loro conto, pagano agli istituti di previdenza. Di fatto, viene punito con una multa e con la reclusione fino a tre anni (secondo quanto previsto dal decreto 463 del 1983, poi modificato dal decreto 211 del 1994) come se fosse un'appropriazione indebita, nel senso che si tratta di denaro dei dipendenti che l'impresa trattiene ma non versa.
Debito a rate. «Senza dubbio sono numeri che evidenziano un affanno - aggiunge il direttore Contini -. La crescita del numero di denunce contributive inevase alle scadenze previste è sintomo di difficoltà. Magari l'azienda pensa di lasciare in sospeso i contributi per poi sanare la situazione più avanti. Per venire incontro alle necessità di quanti non ce la fanno a pagare sono previste forme di dilazione. Devo dire che anche da noi la richiesta dei versamenti rateizzati è consistente».
Rispetto al 2008 è aumentata del 75 per cento. Numeri piccoli in senso assoluto, da 80 a 140 ditte, ma pur sempre significativi di quanto il fardello della crisi si faccia sentire.
Qualche imprenditore non smette di sperare che passato il brutto momento potrà ripartire. E chiede di prendere fiato con le rate.
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