Finanza
Vai sul web e rischi il divorzio
Pietro Barghigiani /
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Lasciare post e commenti su Facebook può essere un rischioPer i single è un campo di battaglia senza confini in cui lanciarsi in conquiste spericolate. Per gli sposati può rivelarsi una trappola capace di mettere a rischio i più saldi matrimoni. L'altra faccia di Facebook ha il volto degli avvocati
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MONTECATINI. Per i single è un campo di battaglia senza confini in cui lanciarsi in conquiste spericolate. Per gli sposati può rivelarsi una trappola capace di mettere a rischio i più saldi matrimoni. L'altra faccia di Facebook ha il volto degli avvocati.
I legali iniziano infatti a impratichirsi di bacheche, messaggi, richieste di amicizia e foto taggate con didascalie compromettenti.
Vai sul web e poi divorzi, insomma, non è una minaccia. Anche se i legali si stanno attrezzando per acquisire competenze nel settore sempre più fiorente dei matrimoni in crisi.
L'avvocato Valentina Frediani, studio a Montecatini e clienti in tutta Italia, è un'esperta di diritto informatico. Tiene conferenze nelle scuole ed è stata tra i primi a livello nazionali a sondare il mare magnum di Internet declinato nelle sue varianti giurisprudenziali.
«A livello di Valdinievole - spiega l'avvocato - ancora non ci sono state cause di separazione la cui origine scatenante sia da attribuire a Facebook o ai social network in generale. Le richieste di consulenze e pareri, invece, sono la regola».
I tradimenti sospettati o acclarati tramite il web occupano una parte delle preoccupazioni di quanti si rivolgono al legale.
«Tante persone chiamano per sincerarsi se basta pubblicare una diffida per evitare la diffusione di determinati contenuti - spiega l'avvocato Frediani -. Mi è capitato un ragazzo che era stato lasciato che non voleva più veder pubblicate su Facebook alcune sue cose intime scritte quando stava con quella che nel frattempo è diventata la sua ex».
La potenzialità di Fb viene ben valutata dagli avvocati. «Di sicuro è un'arma in più per raccogliere informazioni - chiosa il legale - e diventa molto utile in sede di separazione, ma anche per dimostrare il reato di diffamazione. Prove e testimonianze provenienti da Facebook possono essere usate durante i processi. Se l'altra parte contesta si può chiedere una perizia tecnica che certifichi l'autenticità di quelle comunicazioni digitali».
Secondo l'avvocato Frediani il web, e Facebook nella sua esemplificazione più diretta, viene percepito come una zona franca senza regole.
«È qui che sbagliano - aggiunge -. La stragrande maggioranza non conosce le clausole della privacy. Di fronte a un computer uno scrive pensando di essere da solo. Si sente meno inibito anche per l'assenza di contatto diretto. In realtà è come se parlasse in piazza davanti a una folla».
È la fascia di età dai 30 ai 40 anni quella che ricorre con maggiore frequenza ai consigli dell'avvocato in tema di privacy su Internet.
«Gli uomini sono più interessati alle richieste danni e alle diffamazioni - analizza l'avvocato -. Mentre le donne si informano per le separazioni». Il tradimento potrà essere anche virtuale, ma il conto all'ex viene presentato sul serio.
I legali iniziano infatti a impratichirsi di bacheche, messaggi, richieste di amicizia e foto taggate con didascalie compromettenti.
Vai sul web e poi divorzi, insomma, non è una minaccia. Anche se i legali si stanno attrezzando per acquisire competenze nel settore sempre più fiorente dei matrimoni in crisi.
L'avvocato Valentina Frediani, studio a Montecatini e clienti in tutta Italia, è un'esperta di diritto informatico. Tiene conferenze nelle scuole ed è stata tra i primi a livello nazionali a sondare il mare magnum di Internet declinato nelle sue varianti giurisprudenziali.
«A livello di Valdinievole - spiega l'avvocato - ancora non ci sono state cause di separazione la cui origine scatenante sia da attribuire a Facebook o ai social network in generale. Le richieste di consulenze e pareri, invece, sono la regola».
I tradimenti sospettati o acclarati tramite il web occupano una parte delle preoccupazioni di quanti si rivolgono al legale.
«Tante persone chiamano per sincerarsi se basta pubblicare una diffida per evitare la diffusione di determinati contenuti - spiega l'avvocato Frediani -. Mi è capitato un ragazzo che era stato lasciato che non voleva più veder pubblicate su Facebook alcune sue cose intime scritte quando stava con quella che nel frattempo è diventata la sua ex».
La potenzialità di Fb viene ben valutata dagli avvocati. «Di sicuro è un'arma in più per raccogliere informazioni - chiosa il legale - e diventa molto utile in sede di separazione, ma anche per dimostrare il reato di diffamazione. Prove e testimonianze provenienti da Facebook possono essere usate durante i processi. Se l'altra parte contesta si può chiedere una perizia tecnica che certifichi l'autenticità di quelle comunicazioni digitali».
Secondo l'avvocato Frediani il web, e Facebook nella sua esemplificazione più diretta, viene percepito come una zona franca senza regole.
«È qui che sbagliano - aggiunge -. La stragrande maggioranza non conosce le clausole della privacy. Di fronte a un computer uno scrive pensando di essere da solo. Si sente meno inibito anche per l'assenza di contatto diretto. In realtà è come se parlasse in piazza davanti a una folla».
È la fascia di età dai 30 ai 40 anni quella che ricorre con maggiore frequenza ai consigli dell'avvocato in tema di privacy su Internet.
«Gli uomini sono più interessati alle richieste danni e alle diffamazioni - analizza l'avvocato -. Mentre le donne si informano per le separazioni». Il tradimento potrà essere anche virtuale, ma il conto all'ex viene presentato sul serio.
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