Attenzione
TRUFFA
Biscalchin finisce in carcere
Pietro Barghigiani
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Valerio Linzi BiscalchinLo sapeva e si era preparato. Quando venerdì sera i carabinieri del comando provinciale di Firenze si sono presentati per notificargli l'ordine di custodia cautelare in carcere li ha seguiti senza fare storie. La parabola di Valerio Linzi Biscalchin, 70 anni, milanese residente a Firenze, ex direttore dell'Accademia Scalabrino, tocca il suo punto più basso in una cella
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MONTECATINI. Lo sapeva e si era preparato. Quando venerdì sera i carabinieri del comando provinciale di Firenze si sono presentati per notificargli l'ordine di custodia cautelare in carcere li ha seguiti senza fare storie. La parabola di Valerio Linzi Biscalchin, 70 anni, milanese residente a Firenze, ex direttore dell'Accademia Scalabrino, tocca il suo punto più basso in una cella di Sollicciano.
Precedenti e sentenze. Le porte del carcere si sono aperte per l'esecutività della pena di 2 anni e 2 mesi patteggiata nel novembre scorso davanti al gup Roberto Tredici per calunnia e appropriazione indebita. Non avendo usufruito della condizionale per una serie di precedenti penali che vanno dall'emissione di assegni a vuoto alla bancarotta e all'omicidio colposo, Biscalchin non poteva sottrarsi agli effetti della sentenza.
Il 21 gennaio scorso in tribunale a Monsummano l'ex curatore della Scalabrino collezionò un altro patteggiamento a un anno e 4 mesi di reclusione e 900 euro di multa per truffa e appropriazione indebita.
Le accuse. L'ex direttore era stato inviato a giudizio con l'accusa di aver venduto oltre 190 opere dell'istituzione culturale intascando almeno 2 milioni di euro. Per gli investigatori proponeva l'acquisto di opere d'arte a privati e gallerie esibendo il certificato dell'Accademia d'arte, dicendo che i soldi sarebbero serviti a finanziare l'attività dell'istituzione. Ma gli assegni non finivano sul conto corrente dell'accademia, ma su quello intestato a una sua società. Il meccanismo è andato avanti almeno dal 2005 ai primi mesi del 2007 quando Valerio Linzi Biscalchin, curatore di mostre ed eventi alla Scalabrino, non seppe fornire spiegazioni sulla sparizione di almeno una trentina di dipinti. Di qui la denuncia alla Procura che si concluse col recupero di circa 180 opere (sulle 190 mancanti) da parte dei carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale di Firenze.
La scoperta. L'imputato era giunto alla Scalabrino con la fama di abile organizzatore di eventi e nei primi tempi aveva saputo rianimare un'istituzione che da anni languiva in uno stato comatoso. Poi nell'estate 2006 un'opera della Scalabrino venne trovata a un'asta a Firenze. Furono chiesti chiarimenti a Biscalchin e dopo qualche giorno il quadro tornò al suo posto. Ma da quel giorno i sospetti cominciarono a trovare altri riscontri. Tra le opere vendute molte quelle di Galileo Chini e Lorenzo Viani, ma anche di Guzzi, Levy, Adami, Tadini e Guttuso della "Donna sotto la doccia".
Affidamento in prova. I legali dei Biscalchin si sono già mossi per farlo uscire da Sollicciano.
«Il provvedimento di arresto era previsto - spiega l'avvocato Giuseppe Petrocchi -. È diventata esecutiva la sentenza dei 2 anni e 2 mesi. Abbiamo chiesto la sospensione della pena al magistrato di sorveglianza e l'affidamento in prova al tribunale di sorveglianza». Tradotto: qualche giorno in carcere Biscalchin dovrà trascorrerlo prima che il giudice disponga la sospensione e il tribunale valuti l'affidamento in prova ai servizi sociali.
Sommando l'ultimo patteggiamento al primo si arriva a un totale di 3 anni e mezzo da scontare. «Ma con il calcolo dell'indulto dovremmo scendere sotto i tre anni e ottenere l'affidamento in prova - chiarisce l'avvocato Petrocchi -. Biscalchin lavora e sta curando una serie di opere artistiche oltre a collaborare con alcune riviste».
Precedenti e sentenze. Le porte del carcere si sono aperte per l'esecutività della pena di 2 anni e 2 mesi patteggiata nel novembre scorso davanti al gup Roberto Tredici per calunnia e appropriazione indebita. Non avendo usufruito della condizionale per una serie di precedenti penali che vanno dall'emissione di assegni a vuoto alla bancarotta e all'omicidio colposo, Biscalchin non poteva sottrarsi agli effetti della sentenza.
Il 21 gennaio scorso in tribunale a Monsummano l'ex curatore della Scalabrino collezionò un altro patteggiamento a un anno e 4 mesi di reclusione e 900 euro di multa per truffa e appropriazione indebita.
Le accuse. L'ex direttore era stato inviato a giudizio con l'accusa di aver venduto oltre 190 opere dell'istituzione culturale intascando almeno 2 milioni di euro. Per gli investigatori proponeva l'acquisto di opere d'arte a privati e gallerie esibendo il certificato dell'Accademia d'arte, dicendo che i soldi sarebbero serviti a finanziare l'attività dell'istituzione. Ma gli assegni non finivano sul conto corrente dell'accademia, ma su quello intestato a una sua società. Il meccanismo è andato avanti almeno dal 2005 ai primi mesi del 2007 quando Valerio Linzi Biscalchin, curatore di mostre ed eventi alla Scalabrino, non seppe fornire spiegazioni sulla sparizione di almeno una trentina di dipinti. Di qui la denuncia alla Procura che si concluse col recupero di circa 180 opere (sulle 190 mancanti) da parte dei carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale di Firenze.
La scoperta. L'imputato era giunto alla Scalabrino con la fama di abile organizzatore di eventi e nei primi tempi aveva saputo rianimare un'istituzione che da anni languiva in uno stato comatoso. Poi nell'estate 2006 un'opera della Scalabrino venne trovata a un'asta a Firenze. Furono chiesti chiarimenti a Biscalchin e dopo qualche giorno il quadro tornò al suo posto. Ma da quel giorno i sospetti cominciarono a trovare altri riscontri. Tra le opere vendute molte quelle di Galileo Chini e Lorenzo Viani, ma anche di Guzzi, Levy, Adami, Tadini e Guttuso della "Donna sotto la doccia".
Affidamento in prova. I legali dei Biscalchin si sono già mossi per farlo uscire da Sollicciano.
«Il provvedimento di arresto era previsto - spiega l'avvocato Giuseppe Petrocchi -. È diventata esecutiva la sentenza dei 2 anni e 2 mesi. Abbiamo chiesto la sospensione della pena al magistrato di sorveglianza e l'affidamento in prova al tribunale di sorveglianza». Tradotto: qualche giorno in carcere Biscalchin dovrà trascorrerlo prima che il giudice disponga la sospensione e il tribunale valuti l'affidamento in prova ai servizi sociali.
Sommando l'ultimo patteggiamento al primo si arriva a un totale di 3 anni e mezzo da scontare. «Ma con il calcolo dell'indulto dovremmo scendere sotto i tre anni e ottenere l'affidamento in prova - chiarisce l'avvocato Petrocchi -. Biscalchin lavora e sta curando una serie di opere artistiche oltre a collaborare con alcune riviste».
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