Attenzione
DOPO L'OMICIDIO
Rientro-choc in municipio
Matteo Baccellini
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Le rose bianche nel corridoio che porta all’ufficio della dirigentePoca voglia di parlare, forse anche di lavorare. L'ultimo lunedì di gennaio ha segnato il ritorno in Municipio di tutti i dipendenti pubblici di Montecatini. Nuove riunioni, telefoni che squillano, gente in attesa di essere ricevuta. Anche lì, al secondo piano, la routine quotidiana è ripresa come ha potuto. A due passi da quella porta chiusa
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MONTECATINI. Poca voglia di parlare, forse anche di lavorare. L'ultimo lunedì di gennaio ha segnato il ritorno in Municipio di tutti i dipendenti pubblici di Montecatini. Nuove riunioni, telefoni che squillano, gente in attesa di essere ricevuta. Anche lì, al secondo piano, la routine quotidiana è ripresa come ha potuto. A due passi da quella porta chiusa, da quella stanza ancora sigillata e posta sotto sequestro, dietro cui giovedì è morta Giovanna Piattelli.
Le più sbigottite, manco a dirlo, a quattro giorni di distanza dall'omicidio erano le colleghe della porta accanto. Costrette ieri mattina alle otto a risalire quelle scale, a vedere la stanza sigillata dello studio di Giovanna. Obbligate a far finta di niente, nel duro intento di non pensare: il lavoro come medicina, concetto mai tanto crudele.
Porta sigillata. Davanti alla porta della dirigente uccisa qualcuno ha messo le rose bianche. Nel weekend stavano di fronte all' ingresso di tutto il secondo piano, adesso sono in terra. «Si lavora, la testa va spesso da un'altra parte, ma dobbiamo andare avanti. Non è semplice, capirete». Una sintesi estrema di uno stato d'animo difficile da spiegare per chi lavora al secondo piano.
Per gli altri, i dipendenti del primo e del piano terra, c'è il vantaggio di essere nello stesso stabile ma non direttamente a contatto visivo con quella stanza chiusa. Ma il clima che si respira è ancora irreale.
Psicologi. Anche ieri è proseguita la serie di visite e di colloqui con gli psicologi per cercare di arginare il trauma e lo choc causati dall'omicidio. «Una serie di incontri che proseguiranno nel tempo, ci vorrà calma per mettersi alle spalle una cosa del genere», dice una collega al secondo piano. Chi è rimasto, insomma, dovrà abituarsi. E col passare di giorni, settimane e mesi, provare a recuperare con le proprie forze, e il supporto dei medici uno stato d'animo più sereno. Dimenticare, specie per chi ha visto Silvano Condotti fuggire con la pistola in mano, purtroppo non sarà possibile.
Il sindaco. «Siamo giù di morale, ma gli impegni incombono. Per tutti. La vita va avanti». Lo dice quasi sconsolato il sindaco Bellandi: ieri mattina in Comune erano attive alcune commissioni. Quasi tutti gli assessori erano nelle loro stanze. Sul tavolo finirà presto anche la questione riguardante la successione di Giovanna Piattelli: un nuovo dirigente della pubblica istruzione e dei servizi al cittadino da nominare per far ripartire la macchina organizzativa.
Controlli. Il tema della sicurezza resta primario. Sul luogo di lavoro e in città. «Stiamo studiando la possibilità di accorpare alcuni uffici e di potervi accedere souonando un campanello. Limitando pericoli». A parlare è il vicesindaco Edoardo Fanucci. Consapevole come gli altri che si può fare qualcosa, ma fermare un intento omicida resta un'impresa per chiunque. A Montecatini come altrove.
Le più sbigottite, manco a dirlo, a quattro giorni di distanza dall'omicidio erano le colleghe della porta accanto. Costrette ieri mattina alle otto a risalire quelle scale, a vedere la stanza sigillata dello studio di Giovanna. Obbligate a far finta di niente, nel duro intento di non pensare: il lavoro come medicina, concetto mai tanto crudele.
Porta sigillata. Davanti alla porta della dirigente uccisa qualcuno ha messo le rose bianche. Nel weekend stavano di fronte all' ingresso di tutto il secondo piano, adesso sono in terra. «Si lavora, la testa va spesso da un'altra parte, ma dobbiamo andare avanti. Non è semplice, capirete». Una sintesi estrema di uno stato d'animo difficile da spiegare per chi lavora al secondo piano.
Per gli altri, i dipendenti del primo e del piano terra, c'è il vantaggio di essere nello stesso stabile ma non direttamente a contatto visivo con quella stanza chiusa. Ma il clima che si respira è ancora irreale.
Psicologi. Anche ieri è proseguita la serie di visite e di colloqui con gli psicologi per cercare di arginare il trauma e lo choc causati dall'omicidio. «Una serie di incontri che proseguiranno nel tempo, ci vorrà calma per mettersi alle spalle una cosa del genere», dice una collega al secondo piano. Chi è rimasto, insomma, dovrà abituarsi. E col passare di giorni, settimane e mesi, provare a recuperare con le proprie forze, e il supporto dei medici uno stato d'animo più sereno. Dimenticare, specie per chi ha visto Silvano Condotti fuggire con la pistola in mano, purtroppo non sarà possibile.
Il sindaco. «Siamo giù di morale, ma gli impegni incombono. Per tutti. La vita va avanti». Lo dice quasi sconsolato il sindaco Bellandi: ieri mattina in Comune erano attive alcune commissioni. Quasi tutti gli assessori erano nelle loro stanze. Sul tavolo finirà presto anche la questione riguardante la successione di Giovanna Piattelli: un nuovo dirigente della pubblica istruzione e dei servizi al cittadino da nominare per far ripartire la macchina organizzativa.
Controlli. Il tema della sicurezza resta primario. Sul luogo di lavoro e in città. «Stiamo studiando la possibilità di accorpare alcuni uffici e di potervi accedere souonando un campanello. Limitando pericoli». A parlare è il vicesindaco Edoardo Fanucci. Consapevole come gli altri che si può fare qualcosa, ma fermare un intento omicida resta un'impresa per chiunque. A Montecatini come altrove.
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