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Montecatini

AGGRESSIONE

«Era un'imboscata, volevano uccidermi»

Pietro Barghigiani
Un controllo in strada dei carabinieri
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Un controllo in strada dei carabinieri

«È stato un agguato, volevano uccidermi». Ernesto Papa, 28 anni, di Monsummano, l'addetto alla sicurezza aggredito da un gruppo di albanesi giovedì notte insieme a un collega in via Galvani, è stato dimesso dall'ospedale con un referto di 15 giorni. Il fisico robusto e allenato da anni di palestra lo ha aiutato a limitare i danni e scongiurare una possibile tragedia

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MONTECATINI. «È stato un agguato, volevano uccidermi». Ernesto Papa, 28 anni, di Monsummano, l'addetto alla sicurezza aggredito da un gruppo di albanesi giovedì notte insieme a un collega in via Galvani, è stato dimesso dall'ospedale con un referto di 15 giorni. Il fisico robusto e allenato da anni di palestra lo ha aiutato a limitare i danni e scongiurare una possibile tragedia.
Alla fine la spedizione punitiva si è conclusa con cinque persone al Cosma e Damiano, tra cui uno poi fermato dai carabinieri, e tre albanesi arrestati.
«In ospedale hanno misurato la profondità delle coltellate - spiega il giovane -. La lama è affondata per 15 centimetri nel gluteo sinistro. Mi ha colpito lì solo perché mi sono scansato in tempo. In realtà aveva mirato al fianco. E poi sul pettorale destro il coltello è andato fino a 5 centimetri di profondità. Meno male che faccio palestra altrimenti anziché fermarsi al muscolo la lama avrebbe fatto guai peggiori».

L'altro collega, Sergio Fedele, 38 anni, di Malocchio, intervenuto in aiuto dell'amico ha rimediato solo una lieve lesione al volto e per lui la prognosi è stata di 7 giorni. Papa sa bene cosa ha rischiato e quanto può dirsi fortunato.
«Meno male che siamo qui parlare di questa storia - confida -. Devo ringraziare di cuore i due carabinieri che sono venuti ad aiutare me e il collega mentre ci prendevano a bastonate e coltellate. Senza il loro intervento, davvero provvidenziale, saremmo morti».
Il buttafuori ricostruisce l'episodio dal primo contatto all'ingresso del locale Vizi & Stravizi con gli albanesi all'arrivo all'ospedale. «Saranno state le 23,30 quando all'entrata si sono presentati tre giovani albanesi - racconta Papa -. Si vedeva che avevano bevuto e allora gli abbiamo detto che c'era una festa privata e se per cortesia potevano tornare un'altra volta». Il terzetto se ne è andato e il confronto sembrava finito lì. Ma circa mezz'ora più tardi Ernesto Papa, che di vista conosceva uno dei tre, viene chiamato in disparte. Il gesto sembra di riconciliazione.
«Quando mi sono avvicinato nei pressi della sbarra mi sono saltati addosso almeno in sei o sette - riprende l'aggredito -. Sono spuntati dal parcheggio delle macchine dove erano nascosti. Era un'imboscata. Quello che mi aveva chiamato fuori ha tirato fuori il coltello e mi ha colpito al petto, alla mano destra e al gluteo. Ho provato a reagire, ma sono finito a terra dove mi hanno preso a bastonate. Avevano dei tubi di ferro lunghi più di un metro. A un certo punto è arrivato in aiuto Sergio e lo hanno ferito al volto. Non sono quanto sia durato, ma a me è sembrato non finisse mai. Poi i due carabinieri fuori servizio sono riusciti a metterli in fuga e anche loro hanno preso delle botte». I due militari del radiomobile hanno avuto referti inferiori ai 10 giorni per le lesioni alla testa.

Tre albanesi sono stati bloccati e portati in caserma. Si tratta di A.Q., 31 anni, residente a Montecatini, passato prima al Cosma e Damiano, E.S., 24 anni di Montecatini e A.C. di 29 anni residente a Montecarlo. I tre sono stati trasferiti in carcere e domani verranno processati. Sono accusati di lesioni personali aggravate, violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, porto abusivo di armi e di strumenti atti a offendere.

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